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Vasari «di luogho in luogho»

Barbara Agosti smaschera l’autore delle Vite chiarendo alcuni degli snodi più complessi dell’opera, a cominciare dalla cronologia

La copertina del volume

Nella selva degli studi dedicati a Giorgio Vasari (1511-74) negli ultimi vent’anni il libro di Barbara Agosti, riordinando i materiali per mettere a fuoco la genesi delle Vite, riconcilia con il padre della storiografia artistica moderna inducendo a una rilettura del testo alla ricerca proprio del Vasari, abilmente nascosto, come sottolinea l’autrice, dietro una «immagine coesissima e senza incrinature di artista cortigiano» che egli stesso ha confezionato e tramandato.
Smascherato dal lavoro di risistemazione che tiene assieme i diversi aspetti della sua personalità (artista, storico, scrittore d’arte, corrispondente) egli ricompare in carne e ossa come protagonista delle sue giornate, delle amicizie, dei viaggi e degli incontri fatti. Nella storia del personaggio è intessuta la vicenda della genesi delle due edizioni delle Vite (1550, 1568) che si snoda, mese dopo mese, tappa dopo tappa, pagina dopo pagina. Il libro riallinea perciò su di una sola traccia il molteplice Vasari e la stesura delle Vite, chiarendone alcuni degli snodi più complessi e dibattuti a cominciare da quelli cronologici che, specie per la Giuntina, si illuminano nel riscontro biografico e storico come si verifica soprattutto nell’epistolario con Vincenzo Borghini e nella serrata agenda dei viaggi compiuti per effettuare sopralluoghi, controllare dati e date, incontrare artisti e persone informate dei fatti antichi o coevi, secondo un impianto metodologico probabilmente ispirato dal Borghini stesso che condusse Vasari alla «pratica dei controlli su classi documentarie diverse», nell’incrocio tra evidenze visive e fonti.
Se la geografia artistica delle Vite è fatto ben noto e studiato, nel peregrinare vasariano per l’Italia, quasi sempre guidato dal meccanismo di protezione via via attivato dagli amici (tra tutti don Miniato Pitti, Paolo Giovio, il Borghini) per procurargli lavoro e sistemazione (andando quasi sempre «a trovar’ di luogho in luogho chi mi metta in opera»), la genesi dell’opera avviene progressivamente entro la sua personale geografia e la prima edizione del ’50 «matura sì nella relazione con gli amici letterati, gli informatori, la lettura delle fonti, ma soprattutto nel dialogo con le cose viste, con gli sviluppi della cultura visiva e dell’attività di Vasari pittore», in una fase in cui l’idea di un «intrinseco primato della tradizione fiorentina, e così pure l’astratta contrapposizione tra disegno e colore» sono cose «che ancora non si avvistano» e che impalcheranno invece la costruzione, assai più artificiosa, della Giuntina. Per apprezzare l’intarsio, basta andare alle pagine dedicate al soggiorno bolognese del 1539-40 dove, dopo avere esaminato il cantiere di San Michele in Bosco e le sue dinamiche, Barbara Agosti spiega che cosa di questo soggiorno sia «passato» nelle Vite e cioè: «la maggioranza delle notizie sulle arti e gli artisti a Bologna disseminate lungo le tre età della Torrentiniana», chiarendo perché ciò non poté avvenire né prima né dopo, analizzando, in una cavalcata da lasciare a corto di fiato, ciò che egli vide, ciò che venne a sapere, le visite, i giri, ciò che confluì nella prima edizione e ciò che, per riscontro, non ci fu fino alla seconda; e poi i nomi degli artefici, dal Trecento giù giù fino a Parmigianino del quale poté studiare i disegni acquistandone uno, fino all’evocazione delle conversazioni col Salviati a Bologna e alle riflessioni con lui, la cui rilettura del Mazzola susciterà l’intensità e la comune intelligenza da cui scaturiscono le righe «stupende» dedicate alla «Madonna della Rosa» oggi a Dresda.

Giorgio Vasari. Luoghi e tempi delle Vite, di Barbara Agosti, 176 pp., ill. colore, Officina Libraria, Milano 2013, € 19,90

Patrizia Zambrano , da Il Giornale dell'Arte numero 336, novembre 2013


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