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Polke, l'ironia è corrosiva

Sigmar Polke, Senza titolo, 2001, tecnica mista su tela, 200x240 cm, Musée des beaux-arts, Nantes © Ville de Nantes - Musée des beaux-arts. Fotografia: Cécile Clos © The Estate of Sigmar Polke/Adagp © Adagp, Paris

Grenoble (Francia). Sigmar Polke è deceduto tre anni fa, all’età di 69 anni, una morte accelerata probabilmente dai veleni adoperati per le sue pitture. Fino all’ultimo l'artista tedesco ha collaborato attivamente con Guy Tosatto, direttore del Musée de Grenoble, per allestire la retrospettiva che dal 9 novembre al 2 febbraio presenta un’importante selezione di opere, una settantina di quadri e una cinquantina di opere su carta, realizzati dall’inizio degli anni Ottanta fin verso la metà del primo decennio del nostro secolo.
Nato nel 1941 nella Germania Est, si trasferisce all’Ovest nel ’53. All’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, dove è allievo di Joseph Beuys, incontra Gerhard Richter, anche lui venuto dall’Est, e Konrad Lueg, con cui fonda la corrente del Realismo capitalista, nome ironico, che voleva essere una risposta tedesca alla Pop art americana. Attraverso un percorso che va dalla Pop art a Fluxus passando per l’arte concettuale, credeva nel potere sovversivo dell’arte; partecipa a suo modo al movimento del ’68, vive in una comunità che inneggia al Flower Power, negli anni Settanta viaggia molto in Oriente.
Gli anni Ottanta rappresentano una svolta per l'artista: cambia scala e dipinge ormai soprattutto grandi formati. Sono lavori nuovi sul colore, in seguito a un ennesimo viaggio in Australia dove, a fianco degli aborigeni, ne approfondisce il valore simbolico. Ripensa la pittura per recuperarne la forza metafisica. Era ironico e amava giocare con gli stereotipi della società dei consumi. Presenta, a d esempio, dei quadri che assicura essere provenienti dalla «collezione Aschrof»: in realtà, la collezione non esisteva, i quadri erano suoi.
L’ironia di Polke non è sempre di facile impatto. In alcune opere, per esempio, ha utilizzato la svastica, che voleva essere non un riferimento al passato nazista ma un’accusa ai dirigenti della Repubblica federale suoi contemporanei. 
In mostra ci sono sei quadri dedicati alla Rivoluzione francese e altre opere con soggetti storici, tra cui un lavoro dell’86 sulla famosa mostra dell’arte degenerata organizzata dai nazisti nel ’37. E proprio nell'86 ottiene il Leone d’oro alla Biennale di Venezia.  
L’esposizione di Grenoble prosegue con sette quadri «magici», realizzati con pigmenti di lapislazzulo, che fanno riferimento all’estetica minimalista e concettuale. Polke rivoluziona anche le tele che fanno da supporto alla sua pittura: utilizza materiali anomali (stoffe per materassi, tende, stracci ecc.) mimando i ready made, ma anche delle tele trasparenti, che lasciano vedere la struttura materiale del quadro.
La storia, l’attualità attraverso immagini riprese da giornali e riviste, la fotografia: Polke contamina stili e correnti. Alcune sue opere fanno riferimento all’occultismo, alla magia. Anche attraverso l’utilizzo di pigmenti rari e dimenticati, alcuni pericolosi per la salute, con l’obiettivo di realizzare letteralmente un’arte «corrosiva».

Anna Maria Merlo , edizione online, 8 novembre 2013


  • Sigmar Polke, Senza titolo (Macchie), 1986, lacca e pigmento su tela, 261x201 cm, collezione privata. Foto: Lothar Schnepf. © The Estate of Sigmar Polke/Adagp © Adagp, Paris

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