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Il Giornale delle Mostre

Parigi

Breton: che l’oggetto diventi soggetto

Dal ready made agli assemblaggi di Picasso, l’adozione del materiale comune come medium artistico è forse la più trasgressiva e duratura rivoluzione surrealista, che condizionerà il New Dada e la Pop art

René Magritte, «Ceci est un morceau de fromage», 1936 /ca 1963-1964, olio su masonite, collezione privata, Londra © Adagp, Paris 2013

Parigi. Il Centre Pompidou dedica una grande mostra alle pratiche scultoree del Surrealismo. Attraverso più di 200 opere, la rassegna «Il Surrealismo e l’oggetto», dal 30 ottobre al 3 marzo, ripercorre la storia della sfida che i seguaci di André Breton, e non solo quelli ufficialmente riconosciuti, lanciarono alla scultura tradizionale con il ricorso agli oggetti quotidiani, dal famoso portabottiglie di Duchamp del 1914 fino ai lavori di Miró della fine degli anni Sessanta, passando per la «boule souspendue» di Alberto Giacometti del 1930-31 e le sculture realizzate durante la seconda guerra mondiale da Max Ernst, Alexander Calder o Pablo Picasso. «La mostra propone un percorso cronologico, spiega il curatore Didier Ottinger, iniziando nel 1914, data dell’apparizione dei primi ready made e dei primi manichini nei quadri di Giorgio de Chirico. L’ultima sala è dedicata alle sculture di Miró, significativamente datate dopo la fine ufficiale del Surrealismo. Il percorso dell’esposizione ritraccia le grandi tappe dell’invenzione dell’oggetto surrealista, si sofferma sulle grandi mostre che gli sono state dedicate, in particolare quella della galleria Ratton nel 1936, poi l’Esposizione internazionale del 1938 o “Eros” organizzata nel 1959 alla galleria Cordiere ecc.».
Con questa mostra, Ottinger propone un nuovo sguardo sulla funzione dell’oggetto per i surrealisti, partendo dall’ipotesi che, con l’adesione dal 1927 di Breton e delle figure più influenti del movimento al «materialismo dialettico», la promozione dell’oggetto d’uso a opera d’arte, o quanto meno a materiale artistico, diventa una risposta al contesto ideologico dell’epoca, che rifiutava il ricorso all’inconscio e al sogno. L’oggetto diventa «oggettivazione del sogno» e si impone come elemento di sovversione poetica della realtà: «L’oggetto surrealista non si riduce agli “Oggetti a funzionamento simbolico”, alle creazioni stravaganti di Dalí, Magritte o Meret Oppenheim, che hanno contribuito alla sua popolarità, prosegue Ottinger. Benché queste opere siano state presentate in diverse mostre, il contesto teorico e politico della loro emergenza storica, le loro metamorfosi formali, finora non sono ancora stati esaminati ed esposti in quella prospettiva storica, proposta ora dalla mostra al Centre Pompidou». Secondo Ottinger, «l’oggetto surrealista conosce varie metamorfosi: a metà degli anni Trenta tende a confondersi con l’objet trouvé e con il ready made. Durante gli anni Quaranta diventa l’elemento costitutivo di una scultura intesa come assemblage, dopo la guerra assume una dimensione “mistica” o religiosa, e alla fine degli anni Cinquanta si riappropria di una natura erotica». La mostra, aggiunge il curatore, «mette inoltre in relazione l’oggetto e l’arte dell’installazione, apparsa con le esposizioni surrealiste, entrambi motivati da una preoccupazione di annessione, di metamorfosi del reale stesso».
L’esposizione osserva anche l’influenza di questo movimento sulla creazione contemporanea. Ottinger spiega che «passato il momento della sua invenzione storica, l’oggetto surrealista ha conosciuto una nuova attualità con l’apparizione, alla fine degli anni Cinquanta, di una neoavanguardia direttamente ispirata dall’opera di Marcel Duchamp. Colpisce notare che le opere di Robert Rauschenberg o di Jasper Johns siano state rivelate al pubblico francese con l’esposizione “Eros”, una mostra surrealista, organizzata nel 1959 alla galleria Cordier. Gli oggetti di consumo di massa protagonisti della Pop art rappresentano la discendenza più prolifica degli oggetti surrealisti. Le interrogazioni surrealiste sulla natura dell’arte, sulle relazioni delle opere con la speculazione dei mercati, il progetto di una sovversione poetica del reale che erano prevalsi ai tempi dell’invenzione dell’oggetto surrealista riman- gono questioni eminentemente contemporanee, conclude il curatore. L’abbondanza di opere fedeli alla formula del ready made e del collage che caratterizza l’oggetto surrealista dimostra che una parte significativa di ciò che propone la creazione contemporanea sotto forma di oggetto deve molto alle invenzioni e alle riflessioni sviluppate dal Surrealismo».

Anna Maria Merlo , da Il Giornale dell'Arte numero 335, ottobre 2013


  • Valentine Hugo, «Objet», 1931, Centre Pompidou, musée national d’art moderne. Dist. RMN-GP. Foto: Philippe Migeat, Centre Pompidou © Adagp, Paris 2013

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