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Tre associazioni e due cataloghi per l’artista che non voleva apparire

Vittorio Sgarbi e Italo Tomassoni sgomitano per le autentiche. Fabio Sargentini: «È la nemesi di Gino»

Il manifesto per la mostra «Lo Zodiaco» di Gino De Dominicis, alla galleria L’Attico di Roma nel 1970. Courtesy Archivio L'Attico - Fabio Sargentini

Roma. L’Associazione Gino De Dominicis, l’Archivio Gino De Dominicis, la Fondazione Gino De Dominicis: sono diventati tre gli enti che, i primi due in conflitto con il terzo, si contendono l’autorità culturale e legale nell’ordinamento del lavoro dell’artista morto, 51enne, nel novembre 1998. All’indomani della scomparsa, nei primi mesi del 1999, si costituì l’Associazione Gino De Dominicis, composta dai fondatori Italo Tomassoni, Duccio Trombadori e le eredi Gabriella Lazzarini e Paola Damiani (cugina di De Dominicis), cui successivamente si aggiunsero Maurizio Calvesi, Alberto Boatto, Renato Barilli, Vittorio Sgarbi, Lucrezia De Domizio Durini e Francesco Villari.

Nel giugno 2011 la prima ferita all’unità del gruppo, raccontata da Duccio Trombadori nel contesto di un servizio apparso il passato novembre-dicembre sull’edizione online della rivista «Artribune»: la diffida di Paola Damiani, in qualità di presidente dell’Associazione Gino De Dominicis, a pubblicare, sul catalogo della mostra  «Gino De Dominicis.
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Guglielmo Gigliotti, da Il Giornale dell'Arte numero 327, gennaio 2013

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