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Palermo è felicissima a Shanghai

Alla nona Biennale nella metropoli cinese l'Italia è rappresentata dal capoluogo siciliano

Formafantasma, «Moulding Tradition»

Palermo. Il padiglione italiano alla Biennale di Shanghai che inaugura il primo di ottobre (fino al 31 dicembre) al Museum of Contemporary Art sarà rappresentato dalla città di Palermo. I curatori di questa nona edizione della Biennale cinese: Qiu Zhijie, Boris Groys, Jens Hoffmann e Johnson Chang Tsong-zung hanno affidato a 30 città del mondo il compito di rappresentare le proprie nazioni attraverso la sezione dei City Pavilion (organizzata da Davide Quadrio insieme a Francesca Girelli e Huang Mi), affiancandola alla mostra principale. Per l'Italia la scelta è caduta sul capoluogo siciliano il cui padiglione «Palermo Felicissima» (un rimando un po' amaro ai fasti della Palermo d'inizi Novecento) è curato da Laura Barreca e Davide Quadrio.
Undici gli artisti che avranno il difficile compito di rappresentare, davanti a una platea internazionale, i mille volti e le contraddizioni di una città che con i suoi talenti creativi è stata talvolta matrigna. Ci saranno le immagini del teatro contemporaneo di Emma Dante con lo spettacolo «mPalermu», e poi un doveroso omaggio a Pina Bausch che nel 1990 mise in scena al Teatro Biondo uno spettacolo di teatro-danza dedicato a Palermo rimasto negli annali. Sul fronte delle contaminazioni c'è il design rappresentato da Formafantasma con «Moulding Tradition». Ma è certamente la presenza degli artisti visivi quella che ha suscitato maggiori attese e anche qualchevelata polemica (come è inevitabile che sia quando si tratta di eventi di tale risonanza). Tra i palermitani che andranno a Shanghai, Manfredi Beninati con una installazione site-specific che ricostruisce la sala di un palazzo nobiliare tra fasti passati e rovine presenti, Francesco Simeti che al titolo si ricollega evocando le magiche atmosfere della stagione del Liberty palermitano, quando la città era una delle capitali culturali d'Europa, Laboratorio Saccardi che rivendica la propria specificità nell'essere un collettivo che utilizza la pittura come mezzo d'espressione (ma non solo), con il polittico «Cinacria-Sicilian Jesuit in China in the 17th Century», oltre a una palermitana d'adozione come Stefania Galgati Shines con «Greetings from Palermo». Infine opere di artisti che a vario titolo hanno avuto rapporti con la città come Vanessa Beecroft con «VB 62» ambientata nella chiesa dello Spasimo, Massimo Bartolini con «Starless» che rimanda alle feste barocche, Lee Kit che dedica il suo lavoro alle atmosfere di uno storico bar cittadino, e Guo Hongwei con due dipinti di una porzione di mare.

Giusi Diana, edizione online, 18 settembre 2012


  • Vanessa Beecroft, «VB 62»
  • Lo spettacolo mPalermu di Emma Dante
  • Francesco Simeti, «Untitled»
  • Guo Hongwei, «A page of Ocean»
  • Pina Bausch, «Palermo Palermo»
  • Laboratorio Saccardi, «Cinacria. Sicilian Jesuit in China in the 17th Century»

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