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Pistoletto, un «classico»

La copertina del volume

C’è un tema che ricorre nella conversazione più recente di Pistoletto, ed è quello del «classico».
Per Ezra Pound «il classico costituisce una novità che rimane tale nel tempo». Pistoletto ha una concezione non dissimile. «Direi che questa è la terza classicità, afferma, la polarizzazione degli opposti, [la congiunzione di] positivo e negativo».
Sono due le opere cui l’artista riconosce particolare intensità simbolica, la «Venere degli stracci» del 1967 e la «Tenda di lampadine a finestra», dello stesso anno. Proprio la «Venere» simboleggia, agli occhi di Pistoletto, «il mutamento che continuamente avviene». Al tempo stesso la celebre installazione si situa, nelle intenzioni dell’autore, al di là di avvicendamenti di gusto e «mode», crea un «simbolo», un’immagine di validità sovrastorica. Il punto di vista rivela modelli storico-artistici e genealogie moderniste: la «Venere degli stracci» risponde a un proposito non molto diverso da quello della «Città che sale» di Umberto Boccioni (1910), quadro, quest’ultimo, vistosamente impegnato nella reinterpretazione di un motivo classico o «simbolo», l’impetuoso cavallo in primo piano.
Sono attuali oggi simili riflessioni sul «classico»? Viviamo un’epoca di iperbolica trasformazione, e l’arte sembra stare ai margini. Sorprende come il costante esercizio di autointerpretazione e commento retrospettivo, in Pistoletto, modifichi e adatti circostanze anche remote senza ammettere vincoli storiografici. Così opere degli anni Sessanta e Settanta sono celebrate perché tali da prefigurare eventi recenti, in modo a nostro parere dubbio; e alla stessa «Venere» si attribuiscono intenzioni di denuncia dei campi di sterminio nazisti storicamente fuori luogo. Accade che l’autointerpretazione cada a tratti nel discorso pubblicitario: accoglie molteplici interpretazioni al suo interno, anche antitetiche.


Opere di Pistoletto. Massimo Melotti a colloqui con Michelangelo Pistoletto, 86 pp., Allemandi|Cittadellarte 2011, € 14,00

Michele Dantini, edizione online, 3 agosto 2012


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