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Il Giornale delle Mostre

Bologna

18 tonnellate di utopia megalitica

Al MAMbo la «Casa di bronzo» di Plamen Dejanoff

Plamen Dejanoff, The Bronze House (elementi della facciata), 2011 144 elementi in bronzo, ognuno 100 x 70 x 10 cm Bronzo Veduta di allestimento alla Kunstverein Hamburg, 2011 Foto: Fred Dott, Kunstverein Hamburg

Bologna. Fino al 9 settembre il MAMbo presenta «The Bronze House», una mostra di Plamen Dejanoff curata da Gianfranco Maraniello.
Con «The Bronze House», il più imponente monumento in bronzo finora realizzato nell’arte contemporanea, Dejanoff (Sofia, 1970) presenta la prima tappa del work in progress intitolato «Planets of Comparison», progetto site specific per Veliko Tarnovo, una città medievale che fu capitale del Secondo impero bulgaro (1185-1442) e oggi Patrimonio dell’Umanità Unesco. Qui l’artista realizzerà edifici scultura in bronzo con funzioni socioculturali e museali.
Il progetto dà corpo a quell’indagine sul legame dinamico fra arte, società e economia e ruolo dell’artista avviata da Dejanoff ormai da un decennio e giocata fra manipolazione dell’estetica globalizzata e critica all’art system. Il risultato è il «modello Dejanoff» di «economia politica dell’arte»: speculare alla società e al sistema dell’arte contemporanei, mette a confronto meccanismi e finalità delle istituzioni museali con l’artista a ospitare il museo e non viceversa.
Avviato nel 2006 il progetto, di cui Dejanoff è totale demiurgo (ideatore, manager, architetto, designer e collezionista, con un network di partner internazionali di artisti, curatori, collezionisti, musei, gallerie e case editrici), si avvale di una Fondazione ad hoc che sviluppa una strategia di marketing che l’artista considera parte integrante dell’opera d’arte stessa. I singoli elementi di «The Bronze House» sono altrettante opere d’arte solo in apparenza uguali e l’incastro modulare si ispira alle decorazioni delle tipiche case di legno della regione descritte da Le Corbusier nel libro Viaggio in Oriente.
Di questa applicazione pratica della sua teoria di «marketing politico» dell’arte resta per ora l’indiscutibile monumentalità dell’opera scultorea, qui esposta in una versione di circa 260 elementi con sviluppo verticale di oltre 7 metri e peso totale di oltre 18 tonnellate, esposta nella Sala delle Ciminiere del MAMbo. La mostra è completata da modelli e prototipi architettonici, plastici, schizzi, disegni e collage accanto ad installazioni fra arte concettuale e immaginario iperpop: giocattoli, cani, aspirapolvere, fiori, ruote, arredi contrassegnati dal trademark «Dejanoff» con le modalità di un’esposizione commerciale anziché d’una mostra d’arte.

© Riproduzione riservata

Giovanni Pellinghelli del Monticello, da Il Giornale dell'Arte numero 322, luglio 2012


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