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Restauro

Firenze

Donatello cotto torna a Citerna

Il restauro, uno «scavo archeologico» che ha richiesto due anni di lavoro al microscopio, ha confermato l’attribuzione della scultura in terracotta allo scultore fiorentino

Particolare della Madonna di Citerna dopo il restauro

Firenze. La Madonna di Citerna, opera in terracotta proveniente dalla chiesa di San Francesco a Citerna, attribuita nel 2004 a Donatello (cfr. n. 232, mag. ’04, p. 8), era stata trasferita poi all’Opificio delle Pietre Dure (cfr. n. 241, mar. ’05, p. 35), dove il restauro, diretto da Laura Speranza, con la direzione tecnica di Rosanna Moradei, si è svolto nel settore materiali ceramici e plastici  sotto l’egida di vari soprintendenti: Cristina Acidini, Isabella Lapi, Bruno Santi e infine Marco Ciatti. La proposta di riferire l’opera a Donatello era emersa a seguito del censimento compiuto da Laura Ciferri delle terracotte umbre del XV e XVI secolo: la piccola scultura, alta 114 cm e del peso di 58 kg (quindi destinata ad ambienti di culto ecclesiastici oppure alla devozione religiosa familiare all’interno di case patrizie), si presentava offuscata da pesanti ridipinture. Sotto un ammasso di colori sbiaditi, tuttavia, la Ciferri aveva riconosciuto la presenza di una volumetria di notevole pregio e intuito la delicatezza dei lineamenti dei volti pur alterati dai numerosi interventi subiti nel corso dei secoli. Giancarlo Gentilini, nel sostenere l’attribuzione a Donatello, ricorda come la considerazione dell’artista quale autore di terrecotte sia una scoperta della critica recente (di lui si conoscevano in terracotta solo i putti dell’«Annunciazione Cavalcanti»), a partire dagli studi di Luciano Bellosi del 1977 e dalla mostra del 1980 all’Impruneta sulla «Civiltà del cotto» che vide Gentilini tra i curatori. Ma già nelle fonti Donatello era citato per le sue «figure di terra»; in un documento del 1410 si legge che il profeta Giosuè per il Duomo di Firenze era in terracotta e nel 1418 due lucchesi sono in lite perché l’uno accusa l’altro di avergli venduto una terracotta falsa di Donatello, a testimonianza della fama ormai acquisita dall’artista nel creare manufatti in quel materiale.
Per la Madonna di Citerna Bellosi aveva proposto il nome di Nanni di Banco, la cui maniera, osserva però Gentilini, è piu fragile, diversa dal rigore plastico e dal gioco di chiaroscuro che l’opera ora restaurata rivela. La scultura risalirebbe agli anni tra il 1415 e il 1420, probabilmente intorno al 1418.
Rosanna Moradei, che ha condotto il restauro insieme ad Akiko Nishimura, paragona l’intervento a uno scavo archeologico di cui è difficile prevedere gli esiti: sugli incarnati erano presenti tre strati di colore. Due anni trascorsi a lavorare sotto il microscopio, premiati dalla fortuna nel trovare una cromia ancora così viva, una tecnica raffinatissima di esecuzione, nella resa, ad esempio, di effetti vellutati delle vesti o delle decorazioni dei bordi del manto, o nel bellissimo piede che spunta dalla veste della Vergine e crea una sorta di inganno ottico per accentuare il senso di profondità.
Interessante infine constatare dalle immagini rx come la tecnica fittile di Donatello preveda una figura molto piena all’interno rispetto alla sottigliezza della materia delle sculture dei Della Robbia, al fine di limitare i rischi nella cottura. L’opera sarà presto ricollocata nella chiesa di San Francesco a Citerna (Perugia).
© Riproduzione riservata

Fino al 15 settembre la restaurata Madonna di Citerna è visibile al pubblico nei laboratori dell'Opificio delle Pietre Dure a Firenze (via degli Alfani, 78).

Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 322, luglio 2012


  • Particolare della Madonna di Citerna prima del restauro

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