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Mostre

Roma

Sette secoli di giubilei

A Castel Sant’Angelo la storia dei pontefici

Giovan Battista Gaulli detto «il Baciccio», «Ritratto di Clemente IX Rospigliosi», 1667, olio su tela, Ariccia, Palazzo Chigi

Roma. Fino all’8 dicembre la mostra «I papi della memoria» (catalogo Gangemi), promossa e organizzata dal Centro Europeo per il Turismo su ideazione, curatela e allestimento di Mario Lolli Ghetti, occupa le sale di Castel Sant’Angelo, sede ideale per una mostra sui papi.
Girando per il castello non c’è parte che non rechi traccia di papa, dalle olearie di Bonifacio VIII al cortile detto «del teatro» di Leone X, ma con il pozzo e le otto salette di Alessandro VI, dal cortile dell’angelo e i saloni affrescati di Nicolò V alla «stufetta» (bagno privato) di Clemente VII, al ciclo decorativo dell’appartamento di Paolo III Farnese decorato dai migliori manieristi alla metà del Cinquecento.
La mostra s’incardina tra il primo e l’ultimo giubileo, procedendo in un excursus temporale dal 1300 al 2000. In mezzo scorre la storia dei papi in circa 130 opere, necessariamente per sommi capi e senza capolavori assoluti per non toglierli ai musei, tanto che si parte da un calco del celebre ritratto di Bonifacio VIII di Arnolfo di Cambio custodito dalla Fabbrica di San Pietro. Non mancano tuttavia pezzi importanti, come il busto di Paolo II Barbo citato nelle Vite di Vasari concesso dal Museo di Palazzo Venezia, all’«Autoritratto di Michelangelo mentre dipinge la Cappella Sistina» in arrivo da Casa Buonarroti, ai disegni di Annibale Carracci per la Galleria di Palazzo Farnese, al «Doppio ritratto di Benedetto XIV Lambertini e Silvio Venti Gonzaga» di Pannini oggi al Museo di Roma, fino alla sedia provvisoria in polistirolo utilizzata da Paolo VI alla Sala Nervi mentre Pericle Fazzini lavorava al grande bronzo con la Resurrezione ultimato nel 1977.
Il percorso include anche esempi di arti applicate, bronzetti, oreficerie, ceramiche e ricami, oltre a una sezione dedicata a capolavori recuperati dalle Forze dell’Ordine, tra cui un calice di Benvenuto Cellini che, asserragliato a Castel Sant’Angelo, visse i giorni del Sacco di Roma del 1527.

© Riproduzione riservata

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 322, luglio 2012


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