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Londra

Many tanks, Tate Modern

Un festival di tre mesi inaugura in due gigantesche cisterne la nuova sezione del Museo dedicata alla performance

«Touch» (2012), performance di Eddie Peake. Photo Damian Jaques; © Eddie Peake

Londra. Dimenticate il «white cube», l’asettica sala espositiva cara all’arte concettuale anni Settanta. La Tate Modern, infatti, inaugura questo mese The Tanks, due spazi circolari e oscuri, vecchie cisterne di combustibile dismesse nel 1981: sono le prime sale museali permanenti al mondo dedicate a performance, installazioni, video e live art. Le cisterne, che aprono con un programma di 15 settimane pensato come evento del festival  a celebrazione delle Olimpiadi di Londra 2012, rientrano un progetto di ampliamento da 215 milioni di sterline (poco meno di 270 milioni di euro) che dovrebbe essere completato nel 2016. Il progetto aggiungerà 1.900 mq di spazio e aumenterà le dimensioni della Tate del 60%.
Le cisterne sono larghe più di 30 metri e alte 7 (circa un terzo delle dimensioni dell’immensa Turbine Hall della Tate Modern). Catherine Wood, curatrice per l’arte contemporanea e la performance presso la Tate Modern, spiega: «Il South Tank, la cisterna sud, ha quattro colonne, mentre l’East Tank, quella est, ne ha nove. Entrambe sono essenzialmente spoglie e manca un allestimento di base perché ogni artista necessita di una diversa configurazione». Le cisterne ospiteranno quel genere di eventi che in precedenza si tenevano altrove «se e quando lo spazio era disponibile, continua la Wood. Qualcuno sarà un po’ spaventato: quando si parla di performance art, si pensa all’arte del corpo nudo negli anni ’60. Ma le cisterne ci danno nuovo slancio.  Possiamo sperimentare e pianificare il nostro assetto».
Il programma inaugurale, intitolato «The Tanks. Arte in azione», si svolge dal 18 luglio al 28 ottobre ed è stato organizzato da Kathy Noble, la curatrice della Tate Modern per i progetti interdisciplinari, da Stuart Comer, curatore dei film alla Tate, e dalla stessa Wood. Il pezzo forte è una nuova commessa all’artista sudcoreano Sung Hwan Kim, sovvenzionata da Sotheby’s. «Temper Clay», uno dei film creati da Kim per la cisterna est, prende il titolo dal Re Lear di Shakespeare ed è stato realizzato sulle montagne coreane e a Seul. I progetti nella cisterna sud comprendono un rifacimento della performance «Fase: Four Movements to the Music of Steve Reich» (1982) di Anne Teresa de Keersmaeker, che si tiene dal 18 al 20 luglio e che la Wood descrive come «un’opera di alto livello, splendidamente rifinita, con appeal popolare».
Dal 24 al 29 luglio l’artista giapponese Ei Arakawa progetta di tenere una serata per single che comprenderà giochi inventati per l’occasione, che forse genereranno «amore nelle cisterne di carburante», dice la curatrice. Il 21 luglio una performance di Eddie Peake comprende danzatori, percussioni e, con tutta probabilità, il corpo nudo dell’artista, ma, specifica la Wood, «questo particolare non è ancora stato confermato». Dal 16 al 27 agosto la cisterna sud ospita anche «Undercurrent», un festival per giovani, durante il quale, il 17 agosto, Hetain Patel attraverso film e monologhi dal vivo esplora le differenze culturali.
Due opere femministe recentemente acquistate dalla Tate Modern, «Light Music»  (1975) di Lis Rhodes e «The Crystal Quilt» (1987) di Suzanne Lacy sono infine installate per tutta la durata di questo primo ciclo nelle «Transformer Galleries» a fianco delle cisterne.

© Riproduzione riservata

Ria Hopkinson, da Il Giornale dell'Arte numero 322, luglio 2012


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