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Musei

Dopo 15 anni l’Accademia torna a casa

Particolare delle «Tre Grazie» di Antonio Canova, copia originale donata dall’artista all'Accademia di Belle Arti di Perugia

Perugia. Bisogna ringraziare la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia che ha finanziato l’intero progetto se un museo cittadino ricco e glorioso come quello dell’Accademia di Belle Arti «Pietro Vannucci» riapre i battenti il primo luglio nella sua sede storica del Convento di San Francesco al Prato, accanto al celebre Oratorio di San Bernardino di Agostino di Duccio, dopo 15 anni di letargo e di esilio (la sede era stata abbandonata a causa del terremoto del 1997). L’istituzione, fondata nel 1573 come Accademia del Disegno seconda soltanto a quella fiorentina, conserva raccolte notevoli oggi completamente riallestite e ordinate in tre grandi sezioni: la gipsoteca (nella foto), la galleria dei dipinti e il gabinetto di disegni e stampe. Il nucleo più antico risale alla donazione nel 1573 dei calchi in gesso che il perugino Vincenzo Danti fece delle quattro allegorie del tempo di Michelangelo (Giorno, Notte, Crepuscolo, Aurora) per le tombe medicee di San Lorenzo a Firenze. La collezione si arricchisce poi costantemente nei secoli, con un particolare impulso nell’Ottocento quando l’Accademia diventa un importante centro propulsivo per l’arte e gli artisti del territorio. Le raccolte comprendono oggi circa 600 gessi, 430 dipinti, 12mila disegni e 6.300 incisioni. Tra i gessi si segnalano il gigantesco Ercole Farnese, il Laocoonte, il pugilatore Damòsseno, Amore e Psiche e le «Tre Grazie» di Antonio Canova (copia originale donata dall’artista), il «Pastorello» di Thorvaldsen. Tra i dipinti l’«Autoritratto con pappagallo» di Mariano Guardabassi e le tele di Brugnoli, Bruschi, Spadini, Mario Mafai, Burri e Dottori. Mostre temporanee permetteranno di vedere a rotazione le opere non esposte in maniera permanente.

F.C.G., da Il Giornale dell'Arte numero 322, luglio 2012


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