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Mostre

A Modica le case «cieche» di Bracchitta

Sandro Bracchitta. Foto di Sandro Scalia

Modica. Nell’ambito del contenitore culturale «Modica Miete Culture», si è inaugurata il 7 luglio nella settecentesca ex chiesa di San Michele la personale «Craved Miracles» dell’artista ragusano Sandro Bracchitta, invitato nel 2011 alla Biennale di Venezia e alla World Plate and Print Art Exhibition – Millennial Wind (Corea del Sud). La serie di pitture, sculture e installazioni sono state appositamente realizzate in funzione dello spazio espositivo, in una corrente di sacralità che si trasfonde con un effetto moltiplicatore dall’una alle altre, attraverso i simboli cristologici in esse ricorrenti, e che prosegue anche all’esterno, negli allestimenti dedicati a Bracchitta dalle gallerie Dir’Arte e Lo Magno che propongono ai visitatori opere dell’autore collegate al tema della mostra.
In una personalissima sintassi che contamina i materiali più diversi (acciaio, lamina d’oro e, per la prima vota, ferro ossidato) e brani della natura (rami) entro composizioni dalla serrata dicotomia concettuale e figurativa, sottolineata da una riduzione pressoché bicromatica della tavolozza, ritorna uno degli archetipi (insieme a sacre coppe, allegorico femminino, e vesti virginali o sanguinanti) cari all’artista: la casa «cieca» (priva di aperture), ma empatica, che trasuda il dolore del cosmo. Ora rossa, di velluto, ancora per quel doppio registro metaforico che allude al sacro senza rinunciare alla sensorialità di un materiale che, spiega il curatore Antonio d’Amico, «possiede una accezione sensuale, femminile, erotica». «Le mie non sono idee ma percezioni, intuizioni, spiega Bracchitta. Penso forme e creo metafore legate al mio vivere quotidiano. Ripenso poi che i miei primi disegni, da bambino, li facevo sotto al tavolo della cucina per evitare di scarabocchiare i muri. Per me, disegnare sotto al tavolo è stato sempre intrigante perché ciò che disegnavo li sotto diventava segreto, eppure si trovava in mezzo a tutti. Il tavolo è elemento di comunione, tutti si siedono intorno al tavolo, papà sbatte i pugni sul tavolo, si festeggia e si piange intorno a un tavolo: la vita di una famiglia si fa intorno a un tavolo e sotto ci sono i disegni e nessuno lo sa». «La sequenza dei dipinti, dislocati lungo i margini perimetrali dello spazio sacro, dice D’Amico, accompagna lo sguardo verso l’abside dove il tempo non ha cancellato l’unico inserto ad affresco di un cielo azzurro che dialoga, sulla superficie pittorica delle opere di Sandro Bracchitta, con l’oggi che viviamo e diviene congiunzione fra l’architettura della chiesa, l’arte contemporanea e la vita».
Una cartella con calcografia a tiratura limitata precederà il catalogo Silvana Editoriale, che sarà presentato in occasione del finissage del 30 agosto, raccogliendo gli scatti realizzati durante l’esposizione dal fotografo Carlo Giunta.

Silvia Mazza, edizione online, 9 luglio 2012


  • Sandro Bracchitta, «Proteggimi», installazione 2012, ferro, rami. Foto Carlo Giunta

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