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Di Francesco: faremo così

Carla di Francesco (nella foto), direttore regionale per i Beni culturali dell’Emilia-Romagna, fa il punto della situazione dei danni del sisma del 20 maggio al patrimonio architettonico nei territori del modenese e del ferrarese. «Difficile graduare la gravità di danno, ci dice: a San Felice sul Panaro la Chiesa Arcipretale e la Rocca Estense, costruita tra il 1332 e il 1340 da Obizzo III d’Este e poi rimaneggiata fra 1406 e 1421 da Bartolino da Novara per Niccolò III d’Este, a Cento la chiesa della frazione di Buonacompra, di cui si è dovuto abbattere il campanile, la chiesa di San Paolo a Mirabello, la chiesa di Mortizzuolo presso Carpi e a Finale Emilia la Torre dei Modenesi, con un lato crollato all’alba e il resto dopo la scossa delle 15.20, e il Castello delle Rocche col crollo completo di una delle torri. Ma in realtà è tutto il territorio a essere ferito: se a San Felice il salvataggio del trittico di Bernardino Loschi con l’“Incoronazione della Vergine”, dell’anno 1500, è stata operazione spettacolare privilegiata dai media, vi è un numero altissimo di casi, come il crollo della navata centrale della chiesa di Alberone a Cento, di cui si parla poco ma che dà il senso della pervasività di questo disastro che non ha risparmiato in pratica nessun bene culturale».
Quali sono le sue linee operative per l’emergenza del doposisma e il futuro, complesso problema del restauro?
Nella prima fase ricognitiva è stata realizzata la mappatura per gravità di pericolo di crollo e l’immediata puntellatura e messa in sicurezza. Contemporaneamente è iniziato il recupero dei beni mobili dagli edifici danneggiati, che saranno raccolti al Palazzo Ducale di Sassuolo. La fase successiva è iniziata una settimana dopo l’evento sismico con l’operatività del Centro di coordinamento logistico e tecnologico che guida l’attività delle squadre miste di verifica del danno, composte da un membro dei Vigili del Fuoco, un funzionario del Ministero e uno strutturista: un lavoro di schedatura che durerà diversi mesi per qualificare e quantificare i danni di ciascun bene ed effettuare la stima economica dei lavori di ripristino. Le tipologie di intervento sono ancora tutte da discutere: sarebbe bello pensare a un recupero integrale sul modello di Dresda, ricostruita dai quadri di Bellotto, ma certo alcune architetture difficilmente saranno recuperate ad integrum. E il fattore economico non potrà essere trascurato.
La ricostruzione: sarà un nuovo Friuli dopo il sisma del 1976 o sarà una nuova L'Aquila?
Per il terremoto in Emilia è già stato evocato lo spettro di L’Aquila, città puntellata e vuota, privata degli abitanti. La situazione dell’Emilia non è paragonabile a quella aquilana perché il tessuto edilizio residenziale, sia pure colpito, ha complessivamente retto al sisma. La necessaria messa in sicurezza dei monumenti non annullerà la vita cittadina ma anzi è la premessa perché le persone riprendano la continuità di vita nei centri storici, dove le abitazioni si trovano accanto ai monumenti danneggiati, simbolo dell’identità locale.
© Riproduzione riservata

Giovanni Pellinghelli del Monticello , da Il Giornale dell'Arte numero 321, giugno 2012


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