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Terremoto

Non sarà come L’Aquila

Di Francesco: ecco i piani di intervento

Ferrara, Modena e Bologna. L’Emilia-Romagna è stata sfregiata all’alba di domenica 20 maggio da un terribile terremoto di 6 gradi Richter, appena di poco inferiore ai 6,3 gradi del sisma che il 6 aprile 2009 devastò L’Aquila.
Difficile per ora quantificare i danni, dell’ordine comunque di decine di milioni di euro, se non centinaia: la prima urgenza è pensare ai morti, alle decine di feriti, ai 6mila sfollati. Il patrimonio culturale, riferisce la ventina di funzionari delle Soprintendenze coordinata dal direttore regionale del Mibac Carla di Francesco, è stato devastato con la perdita totale o parziale di decine di monumenti e danni a chiese, torri e palazzi storici. Da questo punto di vista l’area del modenese è la più colpita, in particolare nel grosso centro di Finale Emilia è crollata la duecentesca Torre dei Modenesi ed è scomparso il mastio della Rocca Estense, realizzata agli inizi del XV secolo da Bartolino da Novara, autore anche del castello Estense di Ferrara (poco danneggiato: «soltanto» la guglia di una torretta) su fortificazioni medievali. A Finale Emilia gravi danni anche al Duomo e alle chiese della Buonamorte (la navata centrale), del Rosario, dell’Annunciata, risalenti al XVI e XVII secolo. Ma sono decine le chiese, con la Diocesi di Modena-Nonantola che fa sapere che «il 100% degli edifici sacri ha problemi più o meno gravi», e i palazzi inagibili che dovranno essere controllati nei prossimi giorni dalle squadre «miste» (composte cioè da tecnici, vigili del fuoco, ingegneri, personale della Protezione civile, geologi), per quantificare i danni.
A Ferrara nelle prime ore dopo il sisma erano dichiarati inagibili l’Archivio e chiusi il Museo Archeologico e la Pinacoteca, così come la Galleria Estense a Modena, poi riaperta: in quest’ultima città sono cadute corpose quantità di calcinacci nelle zone colpite dal sisma barocche chiese di Sant’Agostino e San Carlo. Ma i danni gravi nelle zone sono tanti altri, alla chiesa di San Paolo a Mirabello (Fe), a Buonacompra (Fe) dove con un’ordinanza è stata abbattuta la torre del campanile della chiesa di San Martino al centro del piccolo paese perché irrimediabilmente indebolita da cedimenti strutturali dalla base alla cima. Ancora a Cento (Fe), a Carpi (Mo) dove desta preoccupazione il Torrione degli Spagnoli del Castello dei Pio, all’imponente Castello Lambertini a Poggio Renatico (Fe), mentre a Parma i tecnici stanno monitorando fessure al Teatro Farnese della Pilotta.
A Mantova sono comparse alcune crepe a Palazzo Ducale, come riferisce il direttore regionale della Lombardia Caterina Bon Valsassina
Tra le opere d’arte più a rischio ci sono un gruppo scultoreo cinquecentesco di Antonio Begarelli che aveva subito danni nella chiesa di S. Nicolò a Bomporto (Mo) e il trittico, uno dei soli tre firmati, dell’emiliano Bernardino Loschi, pittore di corte di Alberto III Pio: a fine mese (come si vede dall’immagine pubblicata), l’opera era ancora esposta agli agenti atmosferici nel praticamente distrutto duomo di San Felice (Mo). Ma nelle ore seguenti il sisma per fortuna anche alcuni salvataggi: dall’oratorio Ghisilieri della Chiesa Vecchia di San Carlo nel ferrarese paese omonimo, un piccolo gioiello barocco tardosecentesco, è stato prelevato un dipinto di Biagio Bovi, artista emiliano di scuola carraccesca. Salvato subito anche il Guercino, raffigurante la «Madonna del Carmine con le anime del purgatorio» dalla chiesa di Buonacompra (Fe). Ora per quanto riguarda l’arte, e solo dopo la priorità che è quella di ridare un’abitazione alle migliaia di sfollati, si apre il tema dei restauri: «Da Bologna e da Marzaglia, nel Modenese, spiega il direttore regionale Carla di Francesco, partiranno ogni giorno anche i nostri tecnici e in queste sedi saranno convogliate tutte le informazioni inerenti all’agibilità e ai danni a chiese, rocche, palazzi, campanili, castelli ed edifici storici pubblici e privati». Il centro di raccolta e di immediato restauro scelto per le opere d’arte mobili è invece il Palazzo Ducale di Sassuolo (Mo) dove sono giunti restauratori e tecnici specializzati dall’Istituto superiore di restauro di Roma e dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze che procederanno agli interventi. È stata anche messa in sicurezza «l’Assunta in cielo» di Guercino, dipinta nel 1622 per il soffitto della chiesa del Santissimo Rosario di Cento (Fe), che ha riportato danni preoccupanti: l’opera è stata precauzionalmente spostata nella Pinacoteca Civica di Cento.
Il premier Mario Monti, durante la visita ai luoghi terremotati ha detto: «Sulle perdite diffuse e gravi che ci sono state al patrimonio culturale ci attiveremo tutti al più presto». Il segretario generale Antonia Pasqua Recchia dice che «la situazione dei beni culturali in quell’area è ancora più drammatica di quanto non emerga dalle immagini». Interviene anche la Uil-Beni culturali: «Occorre una task force di tecnici esperti che hanno già operato nelle Marche, Umbria e Abruzzo, ma non istituite un commissario perché occorre evitare l’esperienza ultranegativa di L’Aquila. I tecnici del Mibac disposti ad andare sul posto sono tantissimi su tutto il suolo nazionale, inoltre potrebbe essere utilizzata una parte dei 500 milioni di euro non spesi che sono nelle casse ministeriali».

© Riproduzione riservata

Stefano Luppi, da Il Giornale dell'Arte numero 321, giugno 2012


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