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Atene

Crisi economica, crisi politica, crisi dei musei

Cresce la paura per il patrimonio culturale, tra chiusura di istituzioni pubbliche e private e tagli ai salari. E manca il personale per la stagione turistica estiva

Atene. Mentre la Grecia si prepara a tornare alle urne, i musei e i siti archeologici del Paese devono affrontare una situazione di crescente incertezza. Già in crisi per le misure di austerity imposte alla Grecia, fanalino di coda dell’Europa, alcune istituzioni si trovano costrette a poter contare su appena un terzo del loro budget, con la conseguenza di sale chiuse e programmi ridotti all’osso.
Il budget del Ministero della Cultura greco è stato tagliato del 35%. Ma per i musei le cose vanno anche peggio.
Dal 2011 la Galleria Nazionale di Atene ha ricevuto soltanto 700mila euro dal Ministero, un calo del 66% rispetto al budget del 2008 che era di 2,1 milioni. Il Museo Nazionale di arte contemporanea di Atene ha dichiarato una flessione da 1,25 milioni del 2008 ai 470mila euro del 2011. Il Museo di Stato di arte contemporanea di Salonicco ha ricevuto l’anno scorso 850mila euro, meno della metà del suo budget di circa 1,87 milioni del 2008. «Considerando che, al momento, non abbiamo ancora ricevuto l’intero ammontare del budget previsto per il 2011, la riduzione è ancora più drammatica», afferma Maria Tsantsanoglou, direttore del museo. Questi fondi «bastano appena per la gestione di base dei musei, nonostante drastiche riduzioni nelle nostre spese», aggiunge. Il museo ha dovuto accorciare gli orari di apertura e tagliare sulle mostre.
Un’eccezione è il Museo dell’Acropoli, che è gestito da un Consiglio indipendente e non è totalmente legato al finanziamento statale. Il numero di visitatori, circa 1,2 milioni all’anno, è rimasto stabile. Ma il Museo Nazionale Archeologico di Atene, il più grande del Paese, ha dovuto chiudere intere sale, per mancanza di personale di sicurezza, e ridurre gli orari di apertura.
Con lo scoppio della crisi economica nel 2008, i collaboratori con contratti a tempo sono stati i primi a perdere il posto di lavoro, e chi è rimasto si è visto lo stipendio decurtato del 20-30%. Ad aprile il ministro della Cultura ha annunciato la disponibilità di fondi per formare 2mila addetti temporanei alla sicurezza per colmare i vuoti in siti e musei prima dell’inizio della stagione turistica estiva, ma non è stato ancora stabilito quando questi lavoratori entreranno in ruolo, dal momento che a maggio, in attesa delle elezioni del 17 giugno, è stato nominato un Governo provvisorio, in gran parte tecnico. Il nuovo ministro della Cultura è Tatiana Karapanagioti, fotografa e produttrice televisiva.
L’instabilità politica e la mancanza di una programmazione per i musei e il patrimonio culturale è una preoccupazione assillante per gli archeologi del Paese, molti dei quali hanno perso il lavoro a novembre dello scorso anno. Il timore è che i tagli alla sicurezza e al personale possano lasciare il patrimonio culturale più vulnerabile a saccheggi e scavi illegali.
I tagli hanno colpito pesantemente anche una delle principali fonti di reddito della Grecia, il turismo. Scioperi a singhiozzo e la chiusura temporanea delle principali attrazioni della capitale, tra cui l’Acropoli, hanno portato a un calo del numero di visitatori, e di conseguenza degli introiti di biglietteria. Secondo El-Stat, l’agenzia nazionale greca di statistica, l’affluenza ai musei è scesa l’anno scorso del 3%.
Ioannis Poulios, consulente per il patrimonio, ha affermato che, anche se il 2008 ha segnato l’inizio «ufficiale» della crisi, i musei greci erano in crisi già da dieci anni. «Lo Stato si interessava alla costruzione dei musei piuttosto che alla loro effettiva operatività e alla gestione, per non parlare della sostenibilità finanziaria», afferma.

© Riproduzione riservata

Helen Stoilas e Javier Pes, da Il Giornale dell'Arte numero 321, giugno 2012


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