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Musei

Il XXI secolo nel cuore di Madrid

La scala elicoidale della Fundación Telefónica a Madrid

Madrid. Gli spettacolari Juan Gris (11 in totale) della Fundación Telefónica sono tornati a casa o, meglio, nello storico edificio della compagnia, completamente rinnovato e trasformato in museo. Dopo anni in deposito all’Ivam di Valenza e al Museo Reina Sofía di Madrid, le opere che compongono la collezione cubista della Fundación Telefónica sono ora esposte al quarto piano dell’edificio, che si affaccia sulla scenografica Gran Vía, il cuore pulsante di Madrid, che unisce i grandi musei della Castellana con le sedi del potere politico della Plaza del Sol. Una balconata offre un anticipo di ciò che attende il pubblico al terzo piano e permette quasi di toccare le misteriose felci animate appese nella sorprendente caverna viva di Philip Beesley, che tremano al contatto con gli esseri umani e fanno da ponte tra le avanguardie storiche e le avanguardie del XXI secolo. Queste sono rappresentate dalla mostra antologica che riunisce 23 delle opere premiate nelle tredici edizioni del Premio Vida dedicato all’arte realizzata con tecniche e concetti di vita artificiale. «Dalla rivoluzione industriale non c’è alcun cambiamento sociale e tecnologico della stessa portata fino alla rivoluzione digitale. L’introduzione di internet e delle nuove tecnologie nel mondo della creazione mette fine al Postmodernismo e dà inizio a una nuova avanguardia», ha affermato Francisco Serrano, presidente della Fundación Telefónica che, a differenza di altri presidenti di grandi collezioni corporative, conosce la sua nei minimi dettagli ed è un vero appassionato d’arte. Si deve a lui la creazione nel 1999 di Vida, un concorso che in questi anni è diventato un riferimento internazionale nel campo della vita artificiale applicata all’arte. Costruita tra il 1926 e il 1929 e inaugurata dalla società spagnola dei telefoni nel 1930, la sede del museo (inaugurato alla presenza del principe Felipe e della consorte Letizia) è stato il primo «grattacielo» d’Europa. La ristrutturazione recupera più di 6mila metri quadrati per l’arte, suddivisi in tre piani collegati da una spettacolare scala elicoidale in ferro e acciaio (nella foto), sicuramente l’elemento più iconico dell’edificio.

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 321, giugno 2012


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