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Inchiesta sulla formazione scolastica

Annuncio di morte: hanno ucciso la Storia dell'arte

Radicale riduzione negli Istituti tecnici e professionali: proprio quelli che formano i futuri operatori nel campo del Turismo. Zero ore per i geometri. Nel 2008 la Francia ha reso la materia obbligatoria, da noi due mozioni aspettano in Senato

Didattica artistica a Paestum

Roma. Proprio quando è boom di iscrizioni agli istituti tecnici e professionali (per l’anno scolastico 2012-13 li hanno scelti il 35% degli studenti in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche ma anche al Sud, Calabria in testa), la radicale riduzione della Storia dell’arte in queste scuole, dopo la riforma Gelmini, diventa drammatica.
Nell’indirizzo Turismo la disciplina è stata eliminata nel biennio e compare con due ore settimanali nel solo triennio: più grave negli Istituti professionali dove è stata del tutto depennata. Soppresse le tre ore settimanali per i corsi di Grafica, via le sei ore per l’indirizzo Moda, cancellate le già insufficienti due ore a settimana per l’Alberghiero-Turistico. L’eliminazione dell’indirizzo «Beni Culturali» al Liceo artistico ha determinato una ulteriore contrazione delle ore dedicate alla disciplina: da sette a tre. C’è stato un piccolo, parziale ripensamento soltanto per l’indirizzo «Promozione commerciale e pubblicitaria» degli Istituti professionali.
La circolare ministeriale del 23 gennaio 2012 ha reintrodotto, nel triennio, 66 ore all’anno di Storia dell’arte. Record negativo invariato per i geometri che si occupano di case, ambiente e territorio: per loro, Storia dell’arte vietata da sempre: zero ore prima della riforma e zero ore oggi. Eppure proprio in questi indirizzi, dove l’impostazione tecnica orientata al lavoro prevale su quella umanistica, la Storia dell’arte assumeva un ruolo formativo e culturale essenziale di cui oggi gran parte degli studenti, tranne quelli del Liceo classico e scientifico, è stata del tutto privata. «La riforma Gelmini ha fatto scomparire perfino gli Istituti d’Arte, letteralmente cancellati: patrimoni di sapere destinati a morire, soppressa perfino la materia che ha salvato storia, documentazione e memoria di tutta la cultura antica e moderna: la Catalogazione dei Beni culturali», dice preoccupato Gerardo Pecci, docente di storia dell’arte nel liceo Carlo Levi di Eboli.
Se la motivazione nella scelta delle scuole professionali ha come obiettivo per i ragazzi la difficile ricerca di un lavoro, i tagli alla scuola non li aiutano certo. «La riforma Gelmini ha ucciso l’insegnamento della Storia dell’arte proprio per quei giovani che lavoreranno nel campo del turismo, della grafica, della moda, dell’artigianato, le eccellenze della creatività italiana che hanno reso unico nel mondo il nostro Paese», dichiarano Italia Nostra e il Fai in un documento del 2011. Si aggiunge alle centinaia di appelli di studenti, intellettuali, docenti: molto attiva e combattiva soprattutto l’associazione Anisa che rappresenta 900 insegnanti di Storia dell’arte e si batte per reintrodurre ed estendere l’insegnamento della materia dalla scuola primaria al liceo in tutta l’Unione Europea: «Un gesto forte per l’avvenire delle generazioni future, da realizzare attraverso la conoscenza delle proprie ricchezze artistiche, stimolo alla mobilità, al sapere, al lavoro».
La convenzione quadro del Consiglio d’Europa del 2005, rivista nel 2011, afferma: «La conoscenza e lo studio del Patrimonio storico-artistico rientrano nel diritto di partecipazione dei cittadini alla vita culturale e al lavoro, come definito dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo». E secondo la «road map» per l’educazione artistica dell’Unesco, ampliata dalla Convenzione di Lisbona del 2006: «L’educazione all’arte e alla tutela dei beni artistici delle nazioni si realizza “obbligatoriamente” nelle scuole pubbliche con la partecipazione di insegnanti preparati e aggiornati».
Queste non sono che una parte delle disposizioni internazionali a cui l’Italia ha aderito e, per quanto riguarda la Storia dell’arte, sicuramente non attuato. «Credo che da noi gli insegnanti di Storia dell’arte siano in media ben preparati. Penso comunque sia più valido un aggiornamento obbligatorio per tutti i docenti delle scuole. La Storia dell’arte si arricchisce ed evolve di continuo, dobbiamo impadronirci di nuove metodologie didattiche e anche delle nuove tecnologie che appassionano i giovani. Del resto, in molte parti d’Europa, dove gli insegnanti sono meglio pagati che da noi, l’aggiornamento per i docenti è già obbligatorio», afferma Irene Baldriga, docente di storia dell’arte e dirigente dell’Anisa. Questo accade in Germania, Gran Bretagna, Belgio, Francia, Austria, in quasi tutti i Paesi dell’Est europeo fino alla Turchia. Assenti da questo elenco Grecia, Danimarca, Italia.
Dal 2008 la Francia ha reso obbligatorio l’insegnamento della Storia dell’arte dalla Scuola primaria a tutti gli indirizzi educativi di ogni ordine e grado. Nel nostro Paese c’è anche il problema dell’enorme danno procurato dalla scomparsa della «sperimentazione artistica», attiva in molte scuole: garantiva la continuità dell’insegnamento, almeno nella Scuola secondaria superiore, e l’esercizio della creatività degli studenti delle Medie. Adesso, al Ginnasio non è più prevista, e questa interruzione è un danno enorme per una materia che non è solo educazione al bello, ma «una concezione più ricca e creativa, quella che l’Italia ha insegnato al mondo grazie alla passione per i suoi straordinari beni artistici da trasmettere come impegno, valore, orgoglio e cultura», dice Irene Baldriga.
Intanto qualcosa si muove. Una «storica» seduta al Senato del 12 aprile dedicata alla reintroduzione dell’insegnamento della Storia dell’arte: le mozioni 479 e 611 presentate da Rutelli e da altri senatori tra i quali Antonio Rusconi e Mariapia Garavaglia hanno ottenuto il consenso di tutti i partiti: un fatto che non si verificava da tempo. La mozione è una richiesta corale al Governo per reintrodurre le ore dedicate alla Storia dell’arte oggi cancellate, istituire la disciplina fino dalle elementari, consentire il ritorno della «sperimentazione» soppressa. Essenziale soprattutto il ripristino della Storia dell’arte negli istituti professionali e tecnici, strettamente legata a una vera promozione professionale di assistenza al turismo.
© Riproduzione riservata

Tina Lepri, da Il Giornale dell'Arte numero 321, giugno 2012


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