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Il Giornale delle Mostre

Un ciclocubista in fuga

Jean Metzinger, «Al velodromo», 1912. Olio e collage su tela 130,4 x 97,1 cm. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

Venezia. Una clavicola rotta è il motivo per il quale il ciclista svizzero Fabian Cancellara non ha potuto partecipare all’edizione di quest’anno della Parigi-Roubaix, da lui vinta due volte in passato. Ma lo stesso corridore ha contribuito alla mostra «Ciclismo, Cubo-Futurismo e la quarta dimensione: “Al velodromo” di Jean Metzinger», aperta alla Peggy Guggenheim Collection dal 9 giugno al 16 settembre. L’allestimento ruota attorno al dipinto che dà il titolo alla mostra, un’opera cubista dipinta da Metzinger nel 1912, conservata nelle collezioni del Museo che ospita la rassegna e ispirata dallo sprint finale della Parigi-Roubaix, altresì detta «l’inferno del Nord» a causa dei massacranti tratti di pavé che i corridori devono percorrere, spesso tra fango, pioggia e freddo.
Erasmus Weddigen, curatore della mostra, è stato il primo a stabilire che il ciclista che ispirò quell’opera fu il vincitore, nel 1912, della più celebre delle corse in linea, il francese Charles Crupelandt. «Il suo nome appare sul collage di quotidiani nascosto da una linea nera dipinta», dice Weddigen. Metzinger nel 1912 creò anche uno schizzo di un ciclista e un altro dipinto intitolato «Il corridore». Per molti anni quest’ultimo è rimasto in una collezione privata in Argentina ed è ora in possesso di un mercante che ha voluto mantenere l’anonimato. Ottenere l’interesse di Cancellara per questa esposizione è stato un altro bel colpo: in catalogo appare una sua intervista nella quale dichiara: «È solo nel dipinto “Al velodromo” che vengono messi insieme velocità, movimento e dinamismo».
Il numero 4, che appare sullo sfondo tra gli spettatori in tribuna, aveva un significato speciale per Metzinger. Nei suoi dipinti cubisti e nei suoi scritti l’autore tentò infatti di riunire concetti matematici e artistici su come la quarta dimensione del tempo e del movimento potesse essere rappresentata in pittura. Ma per un ciclista professionista questo numero è malaugurante. «Se si arriva quarti si prende una medaglia di legno», dice Cancellara. Metzinger, come altri artisti d’avanguardia all’epoca della prima guerra mondiale, era ossessionato dal ciclismo perché era un soggetto che permetteva una fusione estetica di corpo e macchina. In «Al velodromo» le spalle del vincitore sono incurvate sul manubrio e le sue cosce, sintetizzate nella forma del cilindro, sembrano pistoni. Le opera futuriste sul tema che compongono la mostra comprendono «Dinamismo di un ciclista» (1913) di Boccioni e altri di Depero e Severini. La mostra è sponsorizzata dalla Mapei, che in passato ha finanziato squadre partecipanti alla Parigi-Roubaix, al Tour de France e al Giro d’Italia. È esposta anche una delle biciclette di Cancellara, oltre a biciclette da corsa storiche prestate dal Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio (Co).
© Riproduzione riservata

Javier Pes, da Il Giornale dell'Arte numero 321, giugno 2012


  • Jean Metzinger, «Il corridore (Coureur cycliste)», 1912 Olio su tela e sabbia, ca 100 x 81 cm.  Collezione privata
  • Jean Metzinger,  Ciclista (Le Bicycliste), 1912 Olio su tavola e sabbia, 27,2 x 22,2 cm Collezione privata

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