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La principessina perduta di Leonardo

 Il ritratto di Bianca Sforza attribuito a Leonardo da Vinci © Lumière Technology

Sorte curiosa quella del ritratto di fanciulla di Leonardo: un rinvenimento inaspettato e clamoroso che ha messo in subbuglio tutto il mondo degli studi leonardeschi ma la riconosciuta principessina di casa Sforza è stato accolta, forse perché riscoperta da un collezionista non accademico né altrimenti scientificamente titolato, con sufficienza superciliosa se non con disdegno. Eppure ogni perplessità è stata fugata non solo dagli esami scientifici della Lumière Technology, e prima ancora dal riconoscimento della mano, mancina, leonardesca da personaggi del peso di Mina Gregori, Nicholas Turner, Cristina Geddo, Alessandro Vezzosi, Carlo Pedretti, che definìimpeccabili l'acconciatura lombarda col «coazzone» stretto dai nastri e il profilo della giovane l'occhio espressivo e vivace, coerente ai coevi disegni leonardeschi, ma soprattutto dal ritrovamento nella Biblioteca Zamoisky di Varsavia dell’incunabolo miniato intitolato La Sforziade, di Giovanni Simonetta, stampato a Milano in quattro esemplari. Da quello di Varsavia, gli altri sono alla British Library, alla Bibliothèque Nationale de France e uno, in due frammenti, agli Uffizi e alla Biblioteca Vaticana, è stato strappato il foglio di pergamena su cui Leonardo ritrasse a gesso e inchiostro, matita nera, rossa e biacca Bianca Sforza (1482-97), figlia naturale di Ludovico il Moro e Bernardina de Corradis, sposata nel gennaio 1496 a Galeazzo Sanseverino, Conte di Cajazzo e comandante delle armate sforzesche che morirà alla battaglia di Pavia nel 1525. Finito nel 1499 nelle collezioni reali francesi al castello di Blois, nel 1518 Francesco I di Francia donò questa copia della Sforziade a Sigismondo I di Polonia per le sue nozze con Bona Sforza d’Aragona e questo esemplare polacco è l'unico ad avere anche un frontespizio miniato, opera di Pietro Birago Giannovani e datato 1496, che celebra proprio le nozze di Bianca e Sanseverino. A collegare il ritratto a Bianca è stato Martin Kemp, professore emerito di Storia dell’Arte ad Oxford, e far ritrovare l’incunabolo David Wright, docente alla South Florida University. Allora perché tanto disdegno? Nicholas Penny direttore della National Gallery di Londra non ha voluto neppure vederlo. E tanti rifiuti dei musei a esporre il disegno, ormai senza dubbio la 13a opera riconosciuta di Leonardo?  Un proprietario scomodo, un collezionista avventuroso, considerato un outsider da parte dell’establishment togato: Peter Silverman che con Catherine Whitney racconta la storia del ritratto di Bianca Sforza nel volume Leonardo’s Lost Princess, uscito a febbraio da Wiley negli States, a maggio in Francia in coedizione ARTE Èditions e Télémaque e previsto in italiano ad ottobre per Piemme. Libro rigoroso ma che si legge come l’indimenticabile «Re dei Confessori» di Thomas Hoving o, nella fiction, come i bestsellers di Philip Hook, senior director di Sotheby’s, e che racconta la vicenda storica, artistica e scientifica di questo disegno, già proprietà del pittore italiano Giannino Marchig e venduto dalla vedova Jeanne da Christie’s nel 1998 come opera dei Nazareni, i Preraffaelliti tedeschi, per 21.850 dollari ad un collezionista eclettico e stravagante che nella sua casa-museo a Parigi raccoglie disegni del Cinquecento, bronzetti, pitture fiamminghe, vasi Ming e greci, objets-d’arts, un busto di Pan che Silvermann attribuisce a Bernini e un piccolo crocefisso ligneo in cui riconosce Michelangelo: questi saranno le sue prossime battaglie. Prima della principessina di Leonardo, Silverman ha già ritrovato nel 1985 il ritratto di Marcantonio Raimondi di Raffaello
E con il ricavato di volume e merchandising sulla Bella Principessa finanzierà, fra gli altri, anche la Fondazione Longhi, giacché Mina Gregori è stata la prima a certificargli per iscritto la paternità leonardesca del disegno.

Leonardo’s Lost Princess. One Man’s Quest to Authenticate an Unknown Portrait by Leonardo da Vinci, di Peter Silverman e Catherine Whitney, John Wiley & Sons, Hoboken, febbraio 2012; La Princesse Perdue de Léonard de Vinci, ARTE Editions-Télémaque Èditions, Parigi, maggio 2012 (edizione italiana Piemme, in uscita ottobre 2012)

Giovanni Pellinghelli del Monticello, edizione online, 8 giugno 2012


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