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Restauro

Resurrezione nella Resurrezione di Caravaggio

Un particolare della «Resurrezione di Lazzaro» di Caravaggio dopo il restauro

Roma. Le teste degli astanti assiepati intorno al Cristo, alcuni improvvisamente richiamati da una lama di luce che squarcia le tenebre ad allungare la vista in direzione della fonte divina del gesto di Gesù che riporta alla vita Lazzaro; la mano robusta di un portatore; una parte del drappeggio del redivivo: tanti erano i particolari dell’imponente (3,80 x 2,75 metri) «Resurrezione di Lazzaro» dell’ultimo Caravaggio che stavano lentamente come per essere assorbiti da quell’ampio scenario vuoto e scuro. Ora sono di nuovo leggibili grazie all’intervento conservativo cui da quasi sette mesi la tela messinese è stata sottoposta presso l’Iscr. A causare la cattiva visibilità, spiega Anna Maria Marcone, che ha diretto il restauro in cui l’hanno affiancata Carla Zaccheo e Emanuela Ozino Caligaris, «non sono state le ridipinture settecentesche ma piuttosto l’alterazione delle vernici, comprese quelle usate dall’Icr stesso nel ’51. Cosicché la ricerca è stata convogliata a individuare altri materiali (oltre alle vernici, i pigmenti per le reintegrazioni pittoriche) più stabili nel tempo».
I problemi conservativi e l’aggravarsi con l’andare del tempo delle alterazioni della vernice con localizzata microfratturazione delle pellicola pittorica avevano finito per rendere incerta l’autografia del capolavoro, che invece è una delle poche opere di Caravaggio ampiamente documentate dalle antiche fonti messinesi. Adesso si ritiene di poter affermare, a sostegno di quanto sospettato prima dell’intervento da alcuni studiosi e dagli stessi restauratori, che non sia originale la fascia inferiore, di sommaria esecuzione, costituita da una striscia di 20 cm di tela disposta nel verso opposto rispetto alle altre: «sembra aggiunta, spiega Marcone, in un periodo posteriore all’esecuzione; i materiali sono quasi uguali e questo non è strano perché si tratta di materiali reperibili anche poco dopo, ma è diverso lo spessore e la cucitura; probabilmente la variazione è legata al momento della collocazione». La tela restaurata sarà esposta a Roma, in Palazzo Braschi, dal 15 giugno al 15 luglio, quindi a Messina, nel Museo regionale interdisciplinare Accascina cui appartiene, a partire dal 22 luglio. I costi per l’esposizione e il trasporto dell’opera, nonché la manodopera di alcuni giovani allievi dell’Iscr che hanno affiancato le tre restauratrici, sono sostenuti dall’associazione culturale MetaMorfosi che ha messo a disposizione 100mila euro.

S.M., da Il Giornale dell'Arte numero 321, giugno 2012


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