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Il Giornale delle Mostre

Quando i Nabis fotografavano

Oltre 200 fotografie di Bonnard e del gruppo di Pont Aven all'Indianapolis Museum of Art

Henri Evenepoel, Autoritratto in uno specchio a tre luci, 1898. Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, Bruxelles

Indianapolis (Stati Uniti). I dipinti di Pierre Bonnard (1867-1947) che ritraggono spesso il nudo di una donna «catturata» nell’intimità della sua casa e all’interno del suo ambiente sono celebri, meno note invece sono le serie di fotografie scattate dal pittore stesso alla sua amata che furono di riferimento per i suoi quadri e, in seguito, per alcuni suoi libri. Con l’invenzione nel 1888 della «camera a mano», Kodak rivoluzionò infatti l’arte fotografica. La creazione di immagini non era più esclusiva del fotografo di professione; si moltiplicò in rapida successione il numero degli amateur che, con le nuove macchine di dimensioni più contenute e senza monumentali cavalletti, appagavano la propria curiosità attraverso la cattura di immagini di ogni tipo.
Ta i primi ad approfittarne vi furono alcuni artisti, che sperimentarono la fotografia fin dalla sua nascita. Oltre a Pierre Bonnard, George Breitner, Maurice Denis, Henri Evenepoel, Félix Vallotton, Edouard Vuillard e Henri Rivière.
Gli artisti Nabis, tra i più fascinosi autori del postimpressionismo francese, realizzarono un buon numero di immagini poco note al grande pubblico, almeno fino ad ora. L’Indianapolis Museum of Art inaugura l’8 giugno «Snapshot: Painters and Photography, Bonnard to Vuillard» dedicata ai sette artisti, alla loro produzione fotografica e ai rapporti tra la pittura e la fotografica dell’epoca. La mostra, che chiuderà il 2 settembre, presenta 200 fotografie e 60 altre opere tra dipinti, stampe e disegni.
Gli autori di queste immagini sfruttarono tutte le potenzialità del nuovo mezzo. Utilizzarono la fotografia come strumento di ricerca e indagine, si servirono degli scatti realizzati allo stesso modo in cui facevano uso dei disegni preparatori, oppure per studiare gli effetti di luce e ombra, la complessità degli spazi e l’interazione delle diverse forme. Ma non si considerarono mai fotografi professionisti e nel corso della loro vita non esposero mai i loro scatti. «Queste foto poco conosciute meritano di essere analizzate per il rapporto particolarmente intrigante con il lavoro realizzato degli artisti con altri mezzi espressivi o possono essere semplicemente assaporate in quanto testimonianze particolarmente brillanti della vita in Europa tra i due secoli», ha commentato Ellen W. Lee, Wood-Pulliam Senior Curator  dell’Ima.
© Riproduzione riservata

Viviana Bucarelli, da Il Giornale dell'Arte numero 321, giugno 2012


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