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Gallerie

Roma

La linea verde contro un mercato in rosso

68 gallerie a Roma Contemporary, che fronteggia il momento difficile rafforzando la sezione giovani e ritrova un alleato prezioso nelle istituzioni

«Dragon's Wings» (2010), l'opera di Luca Pozzi vincitrice del Premio Ettore Fico 2012

Roma. La quinta edizione della fiera Roma Contemporary, dal 25 al 27 maggio al Macro e alla Pelanda al Testaccio ha chiuso con risultati economici che inevitabilmente hanno fatto i conti con la crisi, nonostante il restyling attuato dal patron Roberto Casiraghi, che ha riunito 68 gallerie italiane (pochissime quelle romane) e internazionali.
La mostra mercato di Roma, l’unica in una posizione di riferimento per l’Italia Centro-Sud, a parte qualche stand storicizzato, come quello, molto ammirato, di Oredaria, ha puntato sulle gallerie che mostrano una buona portabilità dell’etichetta «giovane», non soltanto per i prezzi abbordabili, ma anche per la qualità delle loro ricerche, dimostrando così di essere un’occasione per avere una panoramica sull’energie emergenti nel nostro Paese.
Curata da Luca Cerizza, la sezione Start up con gallerie nate dal 2007 in poi, era la parte più stimolante. Poche le gallerie che trattano il ’900 storico. Roberto Casamonti della Tornabuoni dichiarava: «Tornerò a esporre a Roma il prossimo autunno, ma nell’ambito della Biennale Internazionale dell’Antiquariato a Palazzo Venezia». A rafforzare l’interesse verso i giovani, si teneva una mostra extrafiera, «Prospettive italiane», organizzata da Ludovico Pratesi a Palazzo Borghese, che terminava con un’asta. Quasi tutti gli spazi lamentavano una ridotta affluenza di pubblico e di collezionisti, che penalizzava le gallerie straniere in trasferta, come sottolineavano Mazzoleni e Duve. Di ritorno dall’edizione newyorkese di Frieze, il critico Eugenio Viola sosteneva che «oggi più di prima in Italia le gallerie private sono il volano dell’arte contemporanea: il nostro sistema artistico sarebbe ora che prendesse esempio dal circolo virtuoso statunitense, di reciproci vantaggi tra pubblico e privato». Un segnale in questa direzione è venuto dalla Fondazione Roma Arte-Musei, che ha dato un sostegno economico a Start up. Reduce dalla Biennale dell’Avana, Flavio Favelli, che aveva un suo lavoro nello stand di S.a.l.e.s., definiva «la classe dirigente italiana sempre più paludata e inadeguata rispetto ai problemi reali che penalizzano l’arte del nostro Paese». Era di diversa posizione Mazzoli: «Roma con le sue bellezze storiche e architettoniche può aiutare questa fiera a esercitare una straordinaria attrattiva per il collezionismo internazionale, ma la sua organizzazione è poco efficiente».
Tra i linguaggi espressivi proposti, mancava il video, mentre la fotografia, l’installazione e la pittura si vedevano in declinazioni diverse. Appassionato alle ricerche sul suono, sulla recente arte cinetica e tecnologie simili, Mazzoli proponeva tra le altre opere, un’installazione di Donato Piccolo, «Primo malditesta», al prezzo di 12mila euro. Dalla milanese Fluxia si notava un bronzo, «Idolo rurale», di Luca Francesconi a 2.500 euro. Dino Morra, divenuto gallerista durante la partecipazione a «The Others», la nuova fiera di Casiraghi a Torino, esibiva lavori in un range di prezzi tra i 1.800 e i 4.500 euro, dall’installazione fotografica di Moio&Sivelli incentrata sullo skyline notturno di Londra alle immagini, ancora fotografiche, del duo Afterall. Dopo l’apertura della sua galleria a Londra nel 2000, Niccolò Sprovieri da qualche anno ha una base a Rio de Janeiro, perché si sta orientando verso il mercato artistico brasiliano in netta espansione. Di recente ha preso parte alla fiera di San Paolo e in autunno sarà a quella di Rio con artisti brasiliani intorno ai 35 anni. A Roma proponeva  opere fotografiche dai soggetti meno usuali di Nan Goldin, Boris Mikhailov e Jorge Peris, comprese tra i 12mila e 27mila euro. Umberto Di Marino dichiarava di partecipare alla fiera per sostenere i suoi artisti protagonisti di progetti esterni, tra i quali Marinella Senatore, che sta finendo una residenza all’American Academy, e Alberto di Fabio, con una personale alla Gnam. Un pannello di quest’ultimo, di formato 60x 60 cm, era in vendita a 8.800 euro. Tornabuoni esponeva un grande sicofoil di Carla Accardi del 1974 al prezzo di 190mila euro, un olio di Victor Brauner a 180mila euro, un iconico Veliero di Pascali prima maniera al costo di 90mila euro e infine Burri e Fontana che superavano il milione di euro.
Per i premi in denaro, l’Associazione dei Giovani Collezionisti premiava la galleria Laveronica per un’opera di Adelita Husni-Bey (italo-libica, classe 1985) destinata al MaXXI. L’associazione Macroamici ha invece puntato su Vistamare di Pescara  acquisendo un’opera di Anna Franceschini (Pavia, 1979) e su Furini di Roma con un lavoro di Nemanja Cvijanovic (Rijeka, 1972). La Fondazione Roma Arte-Musei ha ritenuto opportuno, nel corso della fiera, istituire anch’essa un premio andato alla galleria berlinese Chert. La Fondazione Ettore Fico ha infine premiato Luca Pozzi con «Drangon’s Wings» (Federico Luger), ma ha anche acquisito per il proprio spazio istituzionale altre quattro opere.

© Riproduzione riservata

Francesca Romana Morelli, da Il Giornale dell'Arte numero 321, giugno 2012


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