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L’enigma del baco da setola

Viene presentato a Roma il catalogo generale dell’opera di Pino Pascali

La copertina del volume

Roma. Il 6 giugno, alle ore 18.30, presso la Sala Santa Rita di Roma Capitale, viene presentato il Catalogo generale delle sculture dal 1964 al 1968 di Pino Pascali, curato da Marco Tonelli ed edito da De Luca. A parlare dell’artista morto a Roma l’11 settembre del 1968 neanche trentatreenne per le conseguenze di un incidente stradale in motocicletta, interverranno, oltre a Tonelli, Fabio Sargentini, Vittorio Rubiu e Gianni Dessì. Modera Roberta Perfetti.
Il libro, oltre a ordinare le 130 opere realizzate nel breve ma «vulcanico» tragitto nella vita e nell’arte da Pascali, permette all’autore di scandagliare alcuni punti salienti della sua poetica e della sua eredità. Primo fra tutti la sua attitudine al «libero gioco della scultura» (è questo il titolo di un saggio sullo stesso artista scritto da Tonelli nel 2010 per Johan & Levi), ovvero alla messa in scena tra rituale e ludica delle opere all’interno delle mostre vissute come «teatro dell’arte» e come territorio di liberazione di oggetti, forme, apparenze e parole dai vincoli della logica e della prassi, per una loro reinvenzione immaginaria: «Quello di Pascali, scrive Tonelli, non è il gioco del bambino ma del destabilizzatore estetico. Mentre costruisce l’oggetto, allo stesso tempo Pascali lo svuota». Questo percorrere l’orlo ambiguo che separa il vero dal falso («finte sculture» amava definire Pascali gli animali in tela bianca sagomata da centine in legno), facilita all’autore l’introduzione di uno dei temi a sua volta più ambigui dell’eredità dell’artista pugliese: i presunti falsi.
All’enigma dei Bachi da setola, menzionato sia da Rubiu sia da Sargentini, gallerista e sodale dell’artista, nei rispettivi testi di introduzione del libro, Marco Tonelli dedica non a caso un capitolo a sé. Ne conta cinquanta, ma solo di quelli esposti all’Attico nel marzo del ’68 si ha documentazione fotografica; dei Bachi da setola presentati da Alexander Jolas due mesi prima nella sua galleria di Parigi, acquistati a suo tempo da Franz Paludetto e in parte rivenduti, non esiste invece oggi alcuna traccia documentale, pure perché l’archivio del gallerista greco sparì in un incendio. I quattro Bachi da setola della Gnam, invece, come altri custoditi in musei, fondazioni e collezioni private, provengono di certo dalla studio dell’artista, ma non nella composizione che hanno ricevuto, perché «assemblaggi postumi ricombinati sull’estro del momento da curatori e galleristi» di singole spazzole risultate da scarti e comunque non utilizzate dall’artista. Pure la Balla di fieno e gli Attrezzi agricoli, serviti a Pascali per la sua performance registrata nel film SKMP2 di Luca Maria Patella, allestiti come opere compiute da Palma Bucarelli nella grande antologica del ’69 alla Gnam, provenivano dallo studio dell’artista, ma perché lì rimasti in quanto residui o rimanenze d’altro.
Nulla impedisce tuttavia di immaginare un Pascali divertito per l’ininterrotto gioco della proliferazione di opere vere-false, un Pascali che sorride, oltre la morte, oltre il mito.



Pascali. Catalogo generale delle sculture dal 1964 al 1968, a cura di Marco Tonelli, 178 pp., ill b/n e colore, De Luca, Roma 2011, €120,00

© Riproduzione riservata

Guglielmo Gigliotti, edizione online, 5 giugno 2012


  • Pino Pascali, Decapitazione delle giraffe, 1966, tela bianca su centine, Toyota Municipal Museum of Art, Toyota City

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