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Biblioteca dei Girolamini: sequestrati a Verona 240 volumi sottratti a Napoli

Verona. Erano in un deposito vicino a Verona 240 antichi volumi sottratti alla Biblioteca Girolamini di Napoli: sono stati sequestrati dalla Procura della Repubblica di Napoli che ha anche ritrovato, nello stesso deposito, altri preziosi volumi la cui provenienza, per ora, è ancora ignota. Questa svolta delle indagini, dalla Biblioteca Girolamini sono scomparsi nel corso degli anni 1.500 antichi libri, riportano in primo piano la figura del direttore della Girolamini, Massimo De Caro, che è indagato per peculato, sospeso dall'incarico e sospettato di complicità nella sparizione di preziosi codici della Biblioteca. De Caro, prima dell'incarico a Girolamini, aveva lavorato in una libreria di  antichi volumi e incunaboli  proprio a Verona e forse ne era il proprietario. Alcuni dei volumi sequestrati hanno il timbro, in parte cancellato o deteriorato, della Girolamini. Dopo alcune settimane dalla notizia della sparizione (i  furti  purtroppo sono iniziati anni fa) dei volumi da Napoli, una parte dei libri rubati, forse in attesa di partire per l'estero, è stata messa in salvo. Gli inquirenti stanno ora cercando l'imprenditore proprietario del deposito nel veronese per capire l'intreccio delle responsabilità nel traffico dei libri antichi. L'inchiesta è delicata e complessa, la Procura di Napoli ha avviato rogatorie internazionali per verificare lo svolgimento di alcune aste tenute negli ultimi tempi a Londra, Monaco, Mosca. I libri venduti valgono decine di migliaia di euro e certamente per molti di essi la provenienza è quanto meno sospetta. Si lavora anche all'interno della Girolamini in via del Duomo a Napoli, per catalogare, ritrovare, conoscere davvero l'entità del patrimonio della Biblioteca che dovrebbe avere in custodia almeno centosettantamila volumi. Alcuni libri trafugati dalla Biblioteca sono finiti sui mercati degli Stati Uniti, del Giappone, dell'Inghilterra. Non è ancora emersa tutta la complessa trama che probabilmente coinvolge il mondo della criminalità:  il  riciclaggio del denaro sporco nell'acquisto di beni culturali è da sempre una risorsa per il crimine organizzato, ma la vicenda della Girolamini è forse solo la punta di un iceberg dai contorni sempre più inquietanti.

Tina Lepri, edizione online, 20 maggio 2012


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