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Art&Tourism 2012 a Firenze

Il turismo è affamato di arte e cultura

Ogni anno 330 milioni di persone viaggiano nel mondo per visitare un luogo d’arte o partecipare a un evento culturale. Per la prima volta una fiera fa dialogare due mondi che insieme producono il 30% del fatturato globale del turismo

Dal 12 al 18 maggio si tiene a Firenze Art&Tourism

Firenze. Paolo Audino, 56 anni, amministratore delegato di Ttg Italia, società che opera da quarant’anni nel settore del turismo (editoria, fiere, eventi, formazione), lancia Art&Tourism (A&T) dal 18 al 20 maggio alla Fortezza da Basso.
Dottor Audino, come le è venuto in mente questo tema?
Siamo conoscitori del turismo e i dati ci dicono che su quasi un miliardo di turisti che ogni anno si muovono nel mondo, un terzo circa viaggia per desiderio di vedere località ricche di patrimonio artistico. L’arte è una grande motivazione di viaggio e le ricerche dimostrano che, rispetto al passato, il turista oggi si muove spinto dalla motivazione più che dalla destinazione. La maggioranza dei luoghi d’arte e cultura ha difficoltà a intercettare i flussi turistici perché non dispone di competenze e relazioni, se non marginali. Vogliamo mettere in comunicazione diretta questi due mondi, per sviluppare nuovi e significativi flussi turistici. Il mondo dell’arte e della cultura è oggi più che mai alla ricerca di nuove fonti di sostegno economico. Aumentare il flusso di viaggiatori è un modo pragmatico per risolvere ristrettezze di bilancio, ma obbliga a risolvere problemi legati alla tipologia di questi flussi, alla corretta gestione e uso del patrimonio artistico e dei beni culturali.
Ma aumentare la quantità non ha un impatto potenzialmente traumatico?
Non vogliamo alimentare il turismo di massa indiscriminato, benché sia indubbio che anche il turismo di fascia alta (economica e culturale) subisce gli effetti dell’organizzazione turistica di massa. La fiera è la sede più idonea per mettere insieme questi due mondi, per creare un momento d’incontro commerciale qualificato affinché entrambi possano conoscersi e trovare nuove prospettive di dialogo e di business.
Su quali statistiche o ricerche vi siete basati?
Sui dati ufficiali elaborati dall’Omt (Organizzazione Mondiale del Turismo, organismo delle Nazioni Unite), che raccoglie, controlla ed elabora i dati dei flussi turistici su scala mondiale, inviati dagli Enti nazionali e dai Ministeri del Turismo. Si tratta di dati macro, che ci dicono ad esempio che i visitatori stranieri che visitano l’Italia con una meta d’arte superano il 45% degli ingressi totali nel Paese, che il turismo nelle città d’arte è consolidato e costantemente in crescita. Ma ci dicono anche che l’Italia era al primo posto negli arrivi del turismo negli anni Sessanta e Settanta, mentre oggi è al settimo posto.
Perché a Firenze?
Nell’immaginario internazionale Firenze rappresenta, con Roma e Venezia, la culla del viaggio d’arte. La città è stata scelta per motivi logistici e organizzativi, ma soprattutto per l’accoglienza e il sostegno che la proposta ha ricevuto dalla Regione Toscana, che ha manifestato una reattività immediata. La Fortezza da Basso è inoltre una sede fieristica con caratteristiche non convenzionali, che trasformeremo in un luogo dove succedono molte cose.
Esistono altre fiere simili nel mondo?
Non esistono. Nelle fiere d’arte e culturali raramente espositori promuovono una destinazione di viaggio, in quelle di turismo sono pochissimi i tour operator che hanno esperienza culturale. Questo sarà un vantaggio per il market share che intendiamo sviluppare tra i due settori, anche se esistono ancora tante barriere da superare. A&T sarà sperimentale per quanto riguarda le aree espositive, mentre dal punto di vista organizzativo ricalcherà modelli collaudati. Sarà annuale e aggiorneremo il modello sulla base delle necessità.
Come avete organizzato A&T e che cosa offrirà?
Una parte è dedicata agli operatori professionali (Business to Business), un’altra, con eventi di intrattenimento, al pubblico (Business to Consumer). La metà di un mondo potrà osservare l’altra metà, i tour operator potranno conoscere la programmazione e l’offerta artistica e culturale del prossimo futuro ma anche i meccanismi, i tempi e le strategie di promozione del mondo dell’arte e della cultura. I professionisti della cultura conosceranno le esigenze operative e tecniche di chi organizza i flussi turistici e potranno verificare se la loro attività promozionale è in linea con i meccanismi e le esigenze degli operatori turistici. Dall’interazione dei due mondi emergeranno innumerevoli possibilità. Chi saprà coglierle potrà sviluppare in tempi rapidissimi il proprio business.
L’espressione «sviluppo del business» non è ancora usuale nella mentalità della maggior parte dei professionisti dell’arte e della cultura. E nel mondo del turismo?
Chiunque abbia la responsabilità della gestione di un bene artistico o di un patrimonio culturale dovrebbe avere tutto l’interesse a renderlo fruibile dal maggior numero di persone. Aprirsi al mondo del turismo significa incrementare sensibilmente le possibilità di fruizione, ma non deve essere l’operatore turistico a dettare le regole della fruizione. L’altro motivo è economico. Stiamo inesorabilmente andando verso riduzioni progressive dei finanziamenti pubblici al patrimonio artistico e culturale. Le strade per ottenere risorse economiche alternative sono due: il mecenatismo o l’apertura decisa ai flussi turistici. L’Italia ha centinaia di luoghi che meritano di decuplicare il numero di visitatori. Purtroppo tanti parlano di turismo culturale, ma pochi sanno gestirlo. Direttori di grandi musei ci hanno perfino detto di avere troppi turisti, mentre nel mondo sono in atto grandi investimenti rivolti proprio all’attrazione turistica. A&T affronterà questi problemi e cercherà di offrire soluzioni.
Chi sono i professionisti del turismo presenti in fiera?
Innanzitutto i buyer, i tour operator che scelgono le destinazioni artistiche e culturali, ma anche agenzie di viaggio e altri professionisti del settore.
Come scelgono il tipo di prodotto culturale da acquistare e poi vendere?
Incominciano dalle fiere. Il buyer deve produrre un catalogo da distribuire alle agenzie con le proposte di viaggio. In un catalogo dedicato ad esempio ai grandi festival musicali in Europa, la presenza di un determinato festival dipenderà dal fatto che il tour operator conosca e quindi acquisti quel festival. Come quello della cultura, anche il mondo del turismo è ancora molto impreparato. Perfino le singole agenzie di viaggio hanno clienti che chiedono prodotti culturali ma oggi hanno pochi strumenti per conoscere i contenuti di una proposta. Se l’agente di viaggio non è appassionato e si documenta per proprio conto, non trova strumenti per raccogliere informazioni, e sovente offre risposte incomplete o inesatte. La maggior parte dei flussi turistici è ancora intermediata, molti non usano Internet per spostarsi e utilizzano l’agenzia, soprattutto quando cercano viaggi particolari. La fiera offrirà l’opportunità di avere una visione più ordinata e strutturata delle loro potenzialità. È un trend inevitabile, che richiederà tempo di maturazione, ma che trova tutti concordi.
Art&Tourism non sarà prevalentemente italiana?
Dal punto di vista degli espositori la fiera sarà una vetrina più internazionale che italiana, e i buyer internazionali confermati sono oltre cinquecento provenienti da 40 Paesi, quelli italiani oltre 2mila.
Qual è il vostro obiettivo e la vostra previsione?
Ogni fiera ha componenti imponderabili. Solo dopo la conclusione si ha il polso della situazione. Sapere in anticipo se avrà più successo il Business to Business oppure il Business to Consumer è impossibile, benché il BtoB sia più facile da prevedere: quanti più operatori e contenuti di qualità sono presenti, tanto più questo si sviluppa. Il BtoC dipende invece da tante condizioni contingenti e soggettive, il clima, il traffico, eventi esterni ecc. Se la parte BtoB si sviluppa, aprire l’offerta degli operatori professionali anche al pubblico non è complicato. Riteniamo che a Firenze ci sarà un buon afflusso di professionisti della cultura. Se la fiera si orienterà sul grande pubblico introdurremo più attrazioni, se si orienterà maggiormente sul business, svilupperemo i contenuti più tecnici. Oggi è prematuro sapere se andremo in una direzione o nell’altra. Se un museo non presenterà la sua programmazione espositiva e i prezzi dei biglietti del 2013, la sua presenza sarà comunque appetibile per il visitatore, ma il tour operator non potrà inserirlo nel catalogo e proporlo alle agenzie. Chi ha un deficit di programmazione, confrontandosi con altre istituzioni, a Firenze sarà di certo stimolato a migliorare le proprie iniziative promozionali.

© Riproduzione riservata

Alessandro Allemandi, da Il Giornale dell'Arte numero 320, maggio 2012


  • Paolo Audino, organizzatore di Art&Tourism: una fiera per soddisfare la fame di cultura nel mondo del turismo globale

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