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Napoli, la realtà ignorata di largo Baracche

Tommaso Freda, «Lucky Strike»

Napoli. Apprezzabilissima una delle ultime iniziative del Comune di Napoli: degna di nota è infatti la decisione di riqualificare largo Baracche, una piazza che sorge nel cuore dei Quartieri Spagnoli, zona fra le più problematiche della città partenopea. Assolutamente meritevole la volontà di innalzarvi dei totem raffiguranti dei bambini, di costruire un campo di calcio, posizionarvi delle panchine grazie a dei fondi ricevuti dalla cassa edile. Questa operazione di riqualificazione ignora però totalmente chi in una realtà complessa come questa opera da anni, con grandi difficoltà ma con risultati eccellenti. Esiste infatti da sette anni l’associazione culturale senza scopo di lucro Sabu/Largo Baracche Project, spazio polifunzionale nato in un ex rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale grazie alla caparbietà e all’ingegno di due giovani napoletani, Giuseppe RuffoPietro Tatafiore. Durante i sette anni di attività sono state realizzate importanti iniziative: workshop di fotografia per i ragazzi del quartiere, eventi teatrali, rassegne di film. 
Ma più di tutto, questa galleria sotterranea, strappata alla sua funzione di deposito per motorini rubati, è stata un rifugio per l'arte. Qui infatti si sono susseguite mostre di livello internazionale, che hanno visto la partecipazione di artisti affermati e di creativi esordienti. Ricordiamo il progetto «Chiamata all’Arte», a cui hanno collaborato artisti come Jannis Kounellis, Nino Longobardi e Ernesto Tatafiore,  la realizzazione di murales di writers d’autore, fino alla più recente esposizione «Indignados», collettiva di undici giovani artisti napoletani, la cui apertura è stata prorogata fino a fine maggio. La gioia di Ruffo e Tatafiore di veder progressivamente trasformarsi quella che era  una terra di nessuno in un luogo di incontro e di scambio culturale, è stata perennemente accompagnata dalla delusione per il costante disinteresse delle istituzioni e per la mancanza di tutela. Appare loro assolutamente inspiegabile il silenzio del Comune, con cui loro hanno cercato più volte confronti e contatti, sperando di poter avviare un piano di iniziative comuni, per rendere ancora più proficuo ciò che è stato realizzato finora. Ora non si riesce a capire perché venga ignorata la loro realtà e i loro sforzi, e si attendono risposte.

Isabella Santangelo, edizione online, 5 maggio 2012


  • Una veduta di largo Baracche a Napoli

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