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Maastricht

Ora la Cina ha il 30% del mercato (gli Usa il 29%)

Nel suo rapporto annuale per Tefaf, Clare McAndrew registra l’impressionante avanzata del Dragone, che scavalca perfino gli americani

Maastricht. Per la prima volta nella storia la Cina ha superato gli Stati Uniti come più grande mercato al mondo d’arte e antichità, secondo un nuovo rapporto dell’economista d’arte Clare McAndrew. «Il prossimo decennio sarà il primo periodo in cui i mercati emergenti contribuiranno alla crescita economica globale più di quelli sviluppati», scrive la McAndrew nel suo studio, commissionato ogni anno dal Tefaf.
Dopo decenni di dominio, l’America è scesa al secondo posto con il 29% delle quote del mercato globale, contro il 30% della Cina. La rampante accelerazione dell’economia orientale continua: le vendite complessive di arte e antichità sono salite del 177% nel 2010 e di un ulteriore 64% lo scorso anno. Al contrario, gli Stati Uniti (che avevano detenuto una quota media di mercato di circa il  44% nel corso dei 20 anni fino al 2010) sono scesi lo scorso anno del 5%. Il Regno Unito, che era stato superato dalla Cina nel 2010, ha mantenuto quest’anno il terzo posto con uno stabile 22% delle quote di mercato. La Francia segue al quarto posto con il 6%; poi la Svizzera (3%), la Germania (2%) e l’Italia (1%).
Da notare che le cifre si basano sulle quote di mercato e non sui gusti. Gli interessi d’acquisto in Oriente e in Occidente infatti differiscono enormemente. Per esempio, i collezionisti orientali sono più concentrati, rispetto alle loro controparti occidentali, sul patrimonio culturale e le antichità e la fetta più rilevante del mercato è rappresentata dai dipinti cinesi e dalla calligrafia, con un 60% del totale registrato lo scorso anno. Tuttavia, in Oriente come in Occidente, gli interessi dei collezionisti coincidono sull’arte moderna, un settore che l’anno scorso ha fatto registrare totali all’asta di 5,7 miliardi di euro, che lo rendono la fetta più importante del mercato.
I record registrati l’anno scorso mostrano come Est e Ovest siano, finora, concentrati sull’arte della propria area di provenienza, come il Qi Baishi da 45,8 milioni di euro da China Guardian, o «1949-A-No.1» di Clyfford Still, venduto per 45 milioni di euro da Sotheby’s a New York a novembre 2011 (cfr. n. 315, dic. ’11, p. 1). Continua la rapida crescita dei settori moderno e contemporaneo, che rappresentano ora quasi il 70% del mercato delle belle arti. Il recupero di altri settori, tra cui quello delle arti decorative, è invece molto più lento. Nel complesso, il mercato internazionale dell’arte ha continuato a crescere per il secondo anno consecutivo, dopo un crollo del 33% nel 2009. I dati mostrano come il valore delle transazioni cresca più velocemente dei volumi delle stesse, a dimostrazione di uno spostamento postrecessione verso la fascia più alta del mercato: nel 2011 molti dei mercati intermedi sono calati, e i livelli di prezzo nell’Unione Europea sono diminuiti complessivamente del 2% (Germania, Olanda e Svezia, che tendono ad avere un maggior numero di vendite di fascia intermedia, hanno tutte avuto cali significativi). L’anno scorso, il valore totale di vendite dai mercanti e all’asta è cresciuto del 7% a 46 miliardi di euro (pur essendosi mantenuto ancora al di sotto del tetto di 48 miliardi fatto registrare nel 2007).
Il numero totale di transazioni è cresciuto di circa il 5% a 36,8 milioni (pur essendo un dato in crescita del 19% rispetto al minimo di 31 milioni del 2009, è però ancora lontano dal picco di 50 milioni del 2007).
La tendenza è più evidente in Occidente: negli Stati Uniti i prezzi medi sono calati del 20%, a 85mila euro, nonostante una crescita del 67% nel 2010. In Cina, invece, i prezzi medi che nel 2010 erano cresciuti dell’86%, nel 2011 hanno fatto registrare un ulteriore aumento del 29%. Ciò nondimeno, un cambiamento radicale ancora non c’è stato: New York e Londra sono sempre le piazze principali del mercato, con oltre il 60% di tutte le operazioni di import e export.
Lo studio si basa su una combinazione di dati di aste e interviste a mercanti (sono stati interpellati 6.500 mercanti tra Stati Uniti, Cina ed Europa). Va osservato, tuttavia, che i risultati non possono essere scientifici, perché i volumi d’affari dei mercanti privati sono, ovviamente, confidenziali. Allo stesso modo, i dati relativi alle aste cinesi, che ammontano al 70% del mercato di quel Paese, devono essere valutati con un certo grado di scetticismo.
Nonostante tutto, però, lo studio è il più completo del suo genere e i risultati possono essere interpretati come un barometro del mercato.


© Riproduzione riservata

Charlotte Burns, da Il Giornale dell'Arte numero 319, aprile 2012


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