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Berlino

L’artista si licenzia e si dà alla politica

Performance, «guerrilla art», un congresso di ebrei polacchi e un francobollo palestinese: la Biennale proclama il ritorno all’impegno sociale

Il logo della 7ma Biennale di Berlino

Berlino. «L’arte non agisce e non lavora», scrive il direttore della settima Biennale di Berlino, l’artista polacco Artur Zmijewski in Forget Fear, la prima pubblicazione che accompagna la rassegna, lamentando «l’imperante istituzionalizzazione degli artisti» e affermando che il bisogno di «sopravvivenza materiale» delle istituzioni artistiche sta mettendo a rischio il radicalismo dell’arte. Con la sua critica dell’attuale sistema dell’arte, Zmijewski stabilisce gli obiettivi della sua Biennale, che, aperta dal 27 aprile al primo luglio in varie sedi, tenta di dare risposta alla domanda su quale impatto può avere l’arte sulla realtà e se ha la possibilità di innescare un cambiamento positivo. «Quello di cui abbiamo bisogno è più arte che metta a disposizione gli strumenti, il tempo e le risorse per risolvere i problemi economici della comunità, che in linea di massima è più povera di prima».
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Julia Michalska , da Il Giornale dell'Arte numero 319, aprile 2012

©RIPRODUZIONE RISERVATA
  • Il francobollo «palestinese» disegnato da Khaled Jarrar
  • Yael Bartana, «Zamach» (Assassinio), 2011. Foto: Marcin Kalinski
  • Artur Zmijewski e Joanna Warsza. Foto ©Anna Eckold
  • Artur Zmijewski, secondo da sinistra,  con i componenti del gruppo russo Voina, cocuratori della 7ma Biennale di Berlino di arte contemporanea: Oleg Vorotnikov, Natalya Sokol, Leonid Nikolajev, Kasper Nienagliadny Sokol
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