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La Zarina dell’arte russa

Il clan dei musei a Mosca per i 90 anni di Madama Antonova

Chi è la donna che ha retto le sorti artistiche della Russia sotto qualsiasi regime

Mosca. «Era l’agosto del 1945. Arrivavano a Mosca le opere d’arte confiscate dai musei di Dresda come riparazione dei danni di guerra (la maggior parte furono restituite nel 1955, nell’ambito di una politica di accordi tra i due Stati; Ndr). C’erano i miei colleghi del museo con alcuni giovani soldati, tra i fortunati tornati salvi dal fronte. Aperta la cassa numero 100, ci abbiamo scoperto la Madonna Sistina di Raffaello. Tutti noi avevamo perso qualcuno che amavamo, io dei parenti nell’assedio di Leningrado. Ma il tempo è sembrato fermarsi per un istante. E proprio quell’istante ha segnato la mia storia personale, ma anche la storia di quel quadro». È la testimonianza inedita rilasciata a «RussiaToday», Irina Antonova, che il 20 marzo compie 90 anni.
Dal 1961 è stata la direttrice autorevolissima del Museo Puskin. Ha solo 10 anni meno del museo, il cui centenario sarà celebrato in pompa magna al Teatro Bolscioi il 31 maggio. A questa festa duplice saranno presenti i direttori dei principali musei del mondo, tutti membri del riservatissimo Bizot Group, una specie di summit museale per rendere omaggio a una donna che ha saputo navigare con grande accortezza tra gli scogli politici del suo Paese e rappresentarlo con distinzione all’estero. È stata premiata con Ordine della Bandiera rossa del Lavoro, Ordine della Rivoluzione d’Ottobre, Ordine al Merito della Patria prima classe, Artista onorata della Federazione russa, Commandeur de l’Ordre des Arts et des Lettres, Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana: le sue onorificenze segnano le tappe della sua carriera.
Nata in una famiglia di diplomatici molto colti, è cresciuta in Germania. L’esperienza intima dei drammi e delle miserie della guerra, vissuti in un ospedale militare a Mosca, l’ha resa però, dopo la caduta del Comunismo, un implacabile oppositore alle varie richieste di restituzione delle opere d’arte portate via dalla Germania nel 1945 dall’Armata Rossa. Da altri punti di vista però, madame Antonova, come tutti i colleghi stranieri la chiamano, è stata una direttrice sul modello occidentale: progressista, attenta ai bisogni del suo pubblico, capace oggi di sfruttare il «beau monde» capitalista altrettanto abilmente quanto manipolava gli apparatchik comunisti. L’anno scorso ha ospitato una mostra di abiti della Maison Dior finanziata da Bernard Arnault, capo del gruppo di lusso Lvmh, ammirata da tutta la Mosca che conta, oligarchi e vedette compresi. Insieme al grande pianista Sviatoslav Richter ha dato vita a un festival annuale di musica legato al programma espositivo del museo. Per esempio, l’anno scorso, in concomitanza con una mostra di William Blake, la musica era tutta inglese, con particolare enfasi sul misticismo. Ha l’appoggio del Governo, che ha approvato un finanziamento da 650 milioni di dollari per un progetto di ammodernamento ed espansione del Puskin su progetto di Foster and Partners, che dovrebbe essere completato entro il 2018. Nel frattempo, Antonova si potrà godere quest’anno una mostra celebrativa, con tra i prestatori i più importanti musei del mondo, sul tema del Musée imaginaire di André Malraux. Un’idea cucita su misura di una donna che ha governato tutte le successive  reinvenzioni culturali e ideologiche della sua istituzione.

© Riproduzione riservata

Anna Somers Cocks, da Il Giornale dell'Arte numero 318, marzo 2012


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