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Il Giornale delle Mostre

Parigi

Bellezze egizie: astratte e ieratiche

Dieci secoli di Egitto al Musée Jacquemart-André

Parigi. Il primo millennio a.C. è uno dei periodi meno noti dell’antico Egitto. L’attenzione degli studiosi e di conseguenza del pubblico si è infatti concentrata da sempre su epoche che hanno suscitato maggiore curiosità e fascino come l’Antico Regno (l’età delle piramidi) o il Nuovo Regno (la regina Hatshepsut, Akhenaton, Tutankhamon e Ramesse II ecc.). Il periodo che va dal 1075 a.C. fino alla conquista dell’Egitto da parte dei Romani (30 a.C.) è invece lontano dai fasti, dagli ori e dall’aura di mistero alla base dell’immagine stereotipata e attraente dell’antico Egitto. Non possiede monumenti che hanno sfidato il tempo e la storia che narra è spesso quella di un Paese diviso e governato da faraoni di origine straniera. Eppure questi dieci secoli rappresentano il momento in cui l’Egitto perfeziona se stesso prendendo spunto dal proprio passato e, grazie al tramite dei Greci, irradia la propria cultura e quella dell’Africa sottostante in tutto il Mediterraneo. La ricerca egittologica degli ultimi cinquant’anni si è resa conto di questo e negli ultimi tempi un numero crescente di studiosi si è prodigato a «scoprire» questo millennio da sempre considerato «oscuro».
Che si sia però ancora lontani dal fare piena luce lo dimostra il titolo della mostra «Il crepuscolo dei faraoni» che apre il 23 marzo (fino al 23 luglio) al Musée Jacquemart-André di Parigi. L’evento è l’occasione per esplorare proprio il primo millennio a.C. in Egitto e scoprirne alcuni dei più importanti capolavori. I curatori, l’egittologo Olivier Perdu e lo storico dell’arte Nicolas Sainte-Fare Garnot, sono infatti riusciti a radunare reperti di straordinaria importanza come la statuetta in oro del dio Amon dal Metropolitan Museum di New York o la celeberrima Testa verde di Berlino. Molte delle opere in mostra sono sculture che, nonostante abbraccino quasi mille anni di storia, sono accomunate dalla ricerca di una bellezza astratta e ieratica. Questa caratteristica le fece apprezzare anche dai Romani conquistatori della Valle del Nilo. Molte delle antichità egizie provenienti da scavi archeologici effettuati in Italia sono infatti opere scultorie databili tra il VII e il III secolo a.C.
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Francesco Tiradritti, da Il Giornale dell'Arte numero 318, marzo 2012


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