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Restauro

Venezia

Anche Tintoretto faceva economia

Dopo il restauro, tre importanti opere hanno lasciato la Laguna per la prima volta in quasi mezzo millennio

Tintoretto, «Ultima cena», 1570, Venezia, chiesa di San Polo

Venezia. Tre opere della piena maturità di Tintoretto rimaste per quasi mezzo millennio nella loro collocazione originale hanno lasciato Venezia per la prima volta e sono attualmente esposte alle Scuderie del Quirinale di Roma in occasione della mostra dedicata al grande maestro veneziano (cfr. «Vernissage» allegato al numero scorso, p. 11). Si tratta di un prestito del tutto eccezionale preceduto da un accurato intervento conservativo. La prima è un’«Ultima cena» di grandi dimensioni (228x535 cm) proveniente dalla chiesa di San Polo e databile intorno al 1570. Fu commissionata dalla Scuola del Sacramento della chiesa e questo spiega l’insolita iconografia. L’episodio non è incentrato infatti su Giuda traditore, ma sull’atto costitutivo dell’Eucarestia secondo i dettami del Concilio di Trento. Gesù distribuisce il pane consacrato agli Apostoli e della distribuzione usufruiscono anche i poveri collocati al fondo della tela a destra in omaggio all’azione caritativa svolta dalla Scuola. La tela si segnala per la solidità della costruzione, le accensioni luministiche proprie di Tintoretto e lo squarcio paesaggistico restituito a una non più discussa autografia. L’intervento è stato finanziato da Cariparma Crédit Agricole che, già sponsor delle mostre di Caravaggio (2010) e di Filippino Lippi (2011) alle Scuderie del Quirinale, ha scelto stavolta di privilegiare un restauro. Quest’ultimo è stato condotto a tempo di record, appena tre mesi, presso il Laboratorio della Misericordia della Soprintendenza veneziana da un’équipe coordinata da Rosanna Coppola, con la supervisione di Giulio Manieri Elia della stessa Soprintendenza e la direzione di Gloria Tranquilli. Si è trattato di un lavoro di pulitura, di rimozione delle vernici dei precedenti restauri (il più sostanziale eseguito nel 1899) e di integrazioni di alcuni guasti, dovuti, soprattutto, ai sollevamenti causati da una cattiva qualità della foderatura: a detta di Manieri Elia, Tintoretto risparmiava sulla tela, mettendo insieme pezzi magari già usati.
Le altre due opere di Tintoretto restaurate ed eccezionalmente prestate alla mostra costituiscono un dittico (210x425 cm) appartenente alla Scuola di San Rocco che, come è noto, racchiude il ciclo quantitativamente e qualitativamente più ricco parlando di opere di Tintoretto. Le due opere, che per la durata della mostra sono sostituite da due facsimili, raffigurano «Santa Maria Maddalena» e «Santa Maria Egiziaca», ma a dominare è soprattutto il paesaggio, un paesaggio malinconico di un Tintoretto maturo: il dittico è datato tra il 1582 e il 1587. L’intervento conservativo, eseguito dalla restauratrice padovana Maristella Volpin, ha rimosso la polvere e la vernice dei precedenti restauri. Il risultato è una rilettura del paesaggio fin nei dettagli della lucentezza del fogliame o della trasparenza delle acque, nonché il riemergere di particolari prima offuscati, come il casolare nella tela di santa Maria Egiziaca. A finanziare il restauro è Skira, editore del catalogo della mostra romana. Si auspica che questo sia solo l’inizio di una manutenzione da estendere agli altri teleri della Scuola, oltre 60.
© Riproduzione riservata



Lidia Panzeri, da Il Giornale dell'Arte numero 318, marzo 2012


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