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Archeologia

3,5 milioni di euro per le Aquae Patavine

L'area archeologica di via Scavi a Montegrotto Terme. Foto: © Soprintendenza archeologica del Veneto

Montegrotto Terme (Pd). Si chiama Aquae Patavinae il progetto di ricerca, musealizzazione e valorizzazione del comprensorio termale euganeo, frutto della sinergia tra Soprintendenza, Università di Padova e Comune di Montegrotto e realizzato grazie al finanziamento di Arcus Spa, Regione Veneto, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e Miur. Nella nota località termale già dallo scorso aprile l’area archeologica di via Scavi (che comprende tre ampie vasche di un complesso termale d’età augustea, un piccolo teatro e un edificio biabsidato dalla destinazione ancora incerta, nella foto) è nuovamente accessibile sebbene proseguano i lavori di restauro, manutenzione e ulteriori sondaggi. Ora con la bella stagione riprenderanno con continuità le aperture al pubblico che entro l’estate si estenderanno anche all’area di via Neroniana (dove si trovano le vestigia di una villa extraurbana del I-IV secolo d.C. con tracce di riutilizzo, nella parte settentrionale, d’epoca medievale) e ai resti archeologici di un altro ambiente termale (fine I-inizio II secolo d.C.) sottostante l’attuale hotel Terme Neroniane. L’investimento complessivo ammonta a 3,5 milioni di euro e include sei campagne di scavo, coperture, restauro e valorizzazione delle aree con pannelli, punto informativo e sito web (www.aquaepatavinae.it).

Veronica Rodenigo , da Il Giornale dell'Arte numero 318, marzo 2012


  • L'area archeologica di via Scavi a Montegrotto Terme. Foto: © Soprintendenza archeologica del Veneto

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