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Mostre

Tutto l’Amore per Psiche

Roma. Tutto inizia con il restauro del fregio di Perin del Vaga nella sala di Amore e Psiche voluta da Paolo III Farnese a Castel Sant’Angelo. La decorazione, eseguita nel 1545-46 e restaurata nel 2006 (cfr. n. 246, set. ’05, p. 42 e 256, lug.-ago.’06, p. 37), riporta in nove scene la versione del mito raccontata da Apuleio nell’Asino d’oro. Da qui parte la prima idea della mostra a tema «La favola di Amore e Psiche: il mito nell’arte dall’antichità a Canova» curata da Maria Grazia Bernardini, direttrice del Castello, che la ospita dal 15 marzo al 10 giugno (catalogo L’Erma di Bretschneider). La mostra vede la collaborazione tra Polo Museale Romano e Soprintendenza capitolina, con i Musei Capitolini che hanno curato, con Marina Mattei, la parte archeologica e che prestano pezzi notevoli delle loro raccolte tra cui il gruppo di Amore e Psiche da un originale greco del II secolo a.C., la «Psiche alata» da un prototipo ellenistico e la «Psiche senza ali», a cui si affianca un altro capolavoro statuario come l’«Amore e Psiche» degli Uffizi. Il percorso segue il filo del mito, un vero «evergreen», dal periodo greco e romano fin quasi a noi, con affondi specifici nelle età di maggior recupero della cultura classica come il Rinascimento e il Neoclassicismo (nella foto, «Amore e Psiche abbracciati»). Del centinaio di opere esposte quasi la metà sono di arte antica: oltre ai pezzi citati, figurano gruppi fittili in prestito da Taranto, Parigi (Louvre) e Grecia, una pittura pompeiana, un disegno su papiro, quattro avori da un corredo funerario di Aielli, sarcofagi, gemme e altro. Il Rinascimento vede una ripresa trionfale del mito, molto di moda per la possibilità di vari piani di lettura e di stratificazione di simboli e significati. Celebri i cicli di Raffaello alla Farnesina, illustrati da due disegni preparatori del maestro, e di Giulio Romano a Palazzo Te. Esposta la serie di 32 incisioni (1532) del Maestro del Dado, due belle tele a tema di Dosso Dossi e Jacopo Zucchi della Galleria Borghese. La popolarità del tema in età barocca è esemplificata da dipinti tra gli altri di Simon Vouet e Giuseppe Maria Crespi. L’ultima parte è riservata al revival neoclassico del mito, con opere tra Sette e Ottocento di Angelica Kauffmann, Giani, Tagliolini, Cavaceppi, Thorvaldsen, Tenerani e Canova, di cui arrivano il gesso di Amore e Psiche dalla Gipsoteca di Possagno e il bozzetto per il gruppo del Bacio dal Museo Correr.

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 318, marzo 2012


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