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Mostre

Ti prego, dimmi una bugia

Gillian Wearing, «Self Portrait at 17 Years Old», 2003. © the artist  Courtesy Maureen Paley, London

Londra. Quanto di noi stessi riveliamo agli altri nella vita di ogni giorno? Questa è la domanda che sottintende la prima importante retrospettiva dell’artista londinese Gillian Wearing alla Whitechapel Gallery, dal 28 marzo al 17 giugno. «Nell’era di Facebook e dei social media, che tipo di vetrina creiamo per la gente che ci circonda e per noi stessi, e che cosa succede quando permettiamo agli altri di dare uno sguardo alla nostra intimità?, si chiede Daniel Herrmann, curatore della mostra. L’opera della Wearing è così potente a causa del malessere che proviamo fornendo un po’ più di informazioni del normale in un contesto sociale». Vincitrice del Turner Prize nel 1997, la Wearing è nota per le sue fotografie di persone che mostrano cartelli scritti in cui esprimono i loro pensieri più profondi (nella foto, «Self Portrait at 17 Years Old», 2003). Il contrasto tra i cartelli e l’aspetto delle persone che li mostrano è spesso scioccante: un uomo d’affari in giacca e cravatta mostra un cartello con la scritta «Sono disperato», un poliziotto ne mostra uno che dice «Aiuto!» La soglia tra pubblico e privato, che spesso la Wearing chiede ai suoi partecipanti di attraversare, è uno strumento artistico che usa nei suoi video come nelle sue opere scultoree. In «Confess All on Video» (1994), qui presentato per la prima volta nella sua interezza, l’autrice chiede agli estranei di raccontare un segreto, una bugia o il racconto di un’esperienza traumatica. Le opere sono esposte in cabine di visione circondate da legno compensato e collegamenti cablati, un equivalente visuale al «retroscena delle nostre emozioni» che la Wearing tenta di rivelare, dice Herrmann. Sono in mostra circa 80 pezzi, tra cui parecchi lavori inediti dalle serie «Signs» (1992-93) e «Album» (1993), video degli anni Novanta e 2000, e il suo primo lungometraggio, «Self-Made» (2011), che presenta un gruppo composito di personaggi pubblici inglesi.

Julia Michalska, da Il Giornale dell'Arte numero 318, marzo 2012


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