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Vernissage

Venezia

Arte e scienza fuse nella cera

Iperrealismo e necrofilia, anatomia e Vanitas nella ceroplastica in mostra a Palazzo Fortuny

Gaetano Giulio Zummo (1656-1701), modello in cera a grandezza naturale per la dimostrazione dei piani sottocutanei del viso

Si apre dal 10 marzo al 26 giugno a Palazzo Fortuny la mostra «Avere una bella cera. Le figure in cera a Venezia e in Italia», una completa panoramica sull’arte della ceroplastica (cfr. box a p. 30). In questo articolo, Alessandro Ruggeri, docente di Anatomia umana dell’Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna e responsabile del Museo delle cere anatomiche «Luigi Cattaneo» di Bologna, ricostruisce gli intensi rapporti tra arte e scienza propiziati dal perfezionamento delle tecniche di fusione e modellazione della cera.

Arte figurativa e anatomia si sono rincorse nei secoli. In particolari periodi storici, arte e scienza si sono fuse in una realtà materica a contorni sfumati, senza confini, ove l’una è al servizio dell’altra. In pieno Umanesimo, quando l’uomo e la natura volevano essere studiati in modo diretto e immediato, schivo da giustificazioni metafisiche o teologiche, la pratica anatomica, non più separata o contrapposta a quella artistica ma ad essa integrata, ha dato vita con Leonardo da Vinci (1452-1519) prima e con Andrea Vesalio (1514-64) poi, a un soggetto scientifico e a un tempo artistico di grande eccellenza. È in quest’epoca che la cera, dalla sua utilizzazione in campo medico per finalità farmacologiche e in generale di ordine sanitario, entra nella ricerca anatomica come mezzo espressivo figurativo. Vi entra inizialmente attraverso vie parallele che riguardano la pratica della modellazione per motivi liturgici e funerari, come le maschere del defunto o il suo autoritratto; ma in breve tempo con la riproduzione più strettamente scientifica di pezzi e forme di cadavere. Leonardo fra i primi si appropria della grande potenzialità del materiale in cera e non si limita a utilizzarla per costruire calchi o modelli della superficie corporea, ma la scioglie e la inietta nelle cavità ventricolari del cervello o nelle cavità cardiache per riprodurre calchi di forma e dimensioni perfette. Modellini in plastica che riproducono l’anatomia muscolare di superficie sono peraltro frequenti nel ’500 e fra questi è lo scorticato, opera di Ludovico Cardi, detto il Cigoli (1559-1613). Dopo le prime esperienze di Leonardo le iniezioni anatomiche di cera colorata vanno diffondendosi e acquistando sempre maggior valore scientifico, in particolare per la dimostrazione delle più fini diramazioni vascolari e venose. Frederick Ruysch (1638-1751) utilizza e perfeziona questa metodica e allestisce un Museo di mummie che acquista notorietà internazionale anche per l’aspetto macabro dei suoi preparati. Il museo sarà visitato dallo zar di Russia Pietro il Grande che, in occasione di una sua seconda visita in Olanda, ne acquista l’intera raccolta. Le opere di Ruysch rappresentano un altro importante impulso alla nascita in campo scientifico dell’anatomia plastica, un connubio di anatomia arte e tecnica. Colui che ne dà l’avvio è Gaetano Giulio Zummo (1656-1701), un abate artista siracusano che ama rappresentare, come in quell’epoca era di moda, scene macabre. Profondamente affascinato dagli aspetti drammatici della morte, modella in cera con risultati assolutamente eccezionali scene di soggetti macabri esposti in teatrini, come era in uso nell’Italia meridionale per raffigurare con argilla statuine per presepi, ritratti e scene di vita quotidiana. «Il trionfo del tempo», «La peste», la «Vanità della gloria umana», «Il morbo gallico», conservati nel Museo della Specola in Firenze, sono opere d’arte ove la tecnica della modellazione in cera colorata arriva a livelli di perfezione mai raggiunti fino ad allora. È famosa la testa anatomica maschile del Museo della Specola in Firenze, modellata dallo Zummo direttamente su di un cranio di donna, che rappresenta un giovane uomo in cui la pelle è ribaltata da un lato del viso per mostrare muscoli, tendini, vasi e ghiandole salivari e la calotta cranica è scoperchiata per mostrare l’emisfero cerebrale destro estratto e appoggiato a lato. Un modello anatomico in cera, purtroppo scomparso, è stato attribuito anche a Michelangelo Buonarroti (1475-1564). È indubbio che se le iniezioni in cera di Leonardo e il modello di Michelangelo non fossero andati perduti, essi avrebbero rappresentato con grande anticipo il prototipo della ceroplastica anatomica. È nota di Zummo una visita in Bologna, allora sede universitaria famosa per gli studi anatomici di Marcello Malpighi (1628-94) e del suo allievo Antonio Maria Valsalva (1666-1723) e non v’è dubbio che di qui prendesse ispirazione. Nel 1711 Luigi Ferdinando Marsigli (1658-1730) fonda in Bologna l’Istituto delle Scienze, un organismo indipendente dall’Università, ma ad esso parallelo e complementare, ove viene riservata una Camera per le preparazioni anatomiche da cadavere. Un materiale tuttavia deperibile che non può essere a lungo utilizzato, per cui è avvertita con forza la necessità di realizzare modelli con materiale durevole e a un tempo facilmente plasmabile. Ercole Lelli (1702-76), artista già noto per avere scolpito in legno le statue degli scorticati che sostengono il baldacchino della cattedra del docente nel Teatro anatomico dell’Archiginnasio, progetta nel 1742 la Stanza dell’anatomia ove vengono  esposte otto statue miologiche che riproducono l’anatomia dell’apparato locomotore. Le statue a grandezza naturale costituiscono un’opera unica nel suo genere non solo per l’importanza sotto il profilo della didattica anatomica, ma anche per il valore artistico e l’originalità del materiale adottato. Sono scheletri veri su cui l’artista plasma fasci muscolari superficiali e profondi di cera colorata con sostanze naturali. La scuola di ceroplastica bolognese si prolungherà nel tempo per oltre un secolo e mezzo, accogliendo artisti-anatomisti famosi quali Anna Morandi Manzolini (1716-74), Gian Battista Manfredini (1742-1829), Pietro Sandri (1789-?), Giuseppe Astorri (1785-1852), Cesare Bettini (1801-55), che non solo diedero lustro alla propria Università ma anche furono chiamati da altre sedi italiane di Modena, Padova, Milano e Napoli. Parallelamente ad essa si affianca la scuola fiorentina, che Clemente Susini (1757-1814) fa assurgere a livelli artistici e scientifici ancor più elevati. La priorità della scuola bolognese rispetto ad altre in Europa emerge ed è sorretta da anatomisti ricercatori impegnati scientificamente che cogliendo il progredire della scienza medica indirizzano la ceroplastica anatomica verso la rappresentazione delle patologie. Francesco Mondini (1786-1844) e il suo successore Luigi Calori (1807-95) realizzano una raccolta, ora parte integrante del Museo delle Cere Anatomiche «Luigi Cattaneo» in Bologna, la più antica e ad un tempo la più originale per i suoi modelli ricchi di contenuti scientifici e di spunti figurativi di assoluta veridicità.
© Riproduzione riservata

Alessandro Ruggeri, da Il Giornale dell'Arte numero 318, marzo 2012


  • Maschera funeraria del doge Alvise Mocenigo III, 1732
  • Remigio Lei, Ritratto di etiopico, 1867 circa, Modena, Museo di Anatomia Umana
  • Anonimo scultore veneziano, Ritratti di bambini, 1790 ca. Venezia, Palazzo Mocenigo, Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume
  • Anonimo scultore veneziano, Ritratti di bambini, 1790 circa. Venezia Palazzo Mocenigo, Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume
  • Santa Veronica, della serie: San Francesco e undici teste di santi e beati cappuccini, seconda metà del XVIII secolo, cera, stoffa, vetro, capelli. Venezia Chiesa del Redentore
  • Autoritratto di Anna Morandi Manzolini (1716-1774), statua in cera a grandezza naturale

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