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Il Giornale delle Mostre

La 25ma edizione del Tefaf a Maastricht

È sempre l’evento clou

Intanto però altre manifestazioni in Europa crescono: Masterpiece a Londra, Paris Tableau a Parigi e il prossimo ottobre anche Frieze Masters

Una foto del padiglione dedicato all’arte italiana dal Cinque al Settecento nell’edizione del 1991 di Tefaf

Maastricht (Olanda). Tefaf, gran dama delle fiere d’arte, lucida con orgoglio l’argenteria di famiglia questo mese per celebrare il suo giubileo: 25 anni fa Tefaf Maastricht partì nel Maastricht Exhibition and Congress Centre (Mecc) con 89 mercanti espositori, perlopiù olandesi.
Dal 16 al 25 marzo, più di 270 mercanti internazionali porteranno i loro pezzi migliori in questa piccola cittadina olandese situata all’estremo meridionale del paese, in prossimità delle frontiere belga e tedesca.
Gli specialisti vedono ancora Tefaf come trendsetter del mercato. «È universalmente accettata come evento di punta delle tradizionali attività mercantili. È un barometro del mercato, offre un ventaglio di pezzi di grande valore delle arti figurative e decorative, dalle antichità alle opere contemporanee», dice James Goodwin, direttore del corso in mercato dell’arte all’Università di Maastricht.
Richard Green, dell’omonima galleria londinese, che tratta dipinti antichi, è uno dei più convinti sostenitori della fiera. «Si rafforza sempre più perché propone dipinti di elevata qualità, freschi per il mercato e con valutazioni corrette», dice.
Le basi sono solide, con un numero sostenuto di espositori che qui realizzano almeno il 30% del loro fatturato annuo, ma la «corsa alla qualità» del dopocrisi favorisce certe sezioni, come i dipinti antichii e le opere moderne di punta.
I profitti nel tempo sono stati convogliati nella fondazione non profit della rassegna per evitare ai partecipanti costi elevati. «Tefaf è ancora molto economica rispetto a molte altre fiere d’arte e antiquariato», dice Paul Hustinx, general manager di questa edizione. L’affitto dello stand costa 330 euro al metro quadro. «Non lucriamo sull’affitto degli spazi espositivi. Per questo il prezzo al metro quadro è di gran lunga il più basso di tutte le principali fiere», spiega Ben Janssens, presidente del comitato direttivo.
Segno eloquente della ciclicità del mercato dell’arte, un’opera presente alla fiera del 1988, alla Montgomery Gallery di San Francisco, sarà di nuovo esposta quest’anno. «Curiosamente, il dipinto “En promenade, St. Tropez” di Henri Lebasque, 1906, che allora avevamo inserito in listino a 275mila dollari, fu poi venduto a un collezionista di Los Angeles l’estate dopo per 335mila: ora è ritornato da noi dagli eredi di quel collezionista», dice Peter Fairbanks, il titolare della galleria. Il pezzo ora ha un prezzo base di 675mila dollari.
Le draconiane verifiche di autenticità sono diventate parte del l’aneddotica del mondo dell’arte, con alcuni mercanti che si dicono terrorizzati quando i loro stock vengono attentamente vagliati dagli esperti della fiera (174 in totale) che compongono i 29 comitati specialistici di controllo. «Si tratta della fiera con le più rigorose procedure di controllo al mondo ed è stato così fin dall’inizio», dice Richard Green. Aver fatto entrare nel 2000 l’Art Loss Register come ausilio nel controllo della provenienza degli oggetti in vendita ha ancor più rassicurato i collezionisti. «Ciò significa che vengono prese in esame la maggior parte delle istanze di restituzione», secondo Johnny Van Haeften.
Ma c’è qualche nuvola a offuscare l’apparentemente sereno orizzonte di Maastricht. Nel gennaio 2011 il governo olandese ha modificato le aliquote Iva che comprendono un aumento dal 6 al 19% sul valore dell’arte importata in Olanda da fuori Europa.
Ci si lamenta spesso sul fatto che la fiera sia «troppo grande», mentre le sezioni moderna e contemporanea necessitano, a detta di tutti, di una maggior presa di confidenza. Nel 2010 c’erano 45 mercanti specializzati in questi settori e 46 lo scorso anno, ma grandi nomi come Hauser & Wirth e Acquavella non hanno più partecipato.
«Si può andare ad Art Basel per l’arte contemporanea dove gli standard sono complessivamente più alti», dice il mercante David Koetser, che ribadisce come Tefaf abbia bisogno di concentrarsi sui settori portanti, come gli antichi maestri, alla luce di nuove fiere come Paris Tableau. Masterpiece a Londra, ora al secondo anno, si propone di diventare un punto di riferimento per i maggiori mercanti e collezionisti d’Europa. «Tefaf non ha un vero rivale, ma si stanno formando delle nuvole all’orizzonte a causa della relativa inaccessibilità geografica di Maastricht. Un’importante fiera di pittura antica in una sede espositiva internazionale sarebbe una minaccia», dice il veterano newyorkese Richard Feigen che, come altri appartenenti alla vecchia guardia del mercato, sta guardando a Frieze Masters il prossimo ottobre con grande interesse.
La risposta forse potrà essere trovata nell’espansione verso altre città e centri artistici importanti, tanto nei mercati consolidati tanto in quelli emergenti, dagli Stati Uniti alla Cina, una strategia adottata da fiere concorrenti come Art Basel.

© Riproduzione riservata

Gareth Harris, da Il Giornale dell'Arte numero 318, marzo 2012


  • Una veduta dell'allestimento dell'edizione 2012 di Tefaf. Foto: Harry Heuts

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