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Mostre

Minguzzi, Eva e le Parche

Luciano Minguzzi, «Donna che salta la corda», 1954

Bologna. Il bolognese Luciano Minguzzi (1911-2004) seguiva alcuni modelli tra gli scultori più noti della storia dal romanico ai primi del Novecento: Wiligelmo, Benedetto Antelami, Jacopo della Quercia, Medardo Rosso, Picasso, Arturo Martini, Giacomo Manzù, Marino Marini. Nomi noti ai quali va certo aggiunto Ercole Drei, docente di scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna dalla fine degli anni Venti. Tutti questi sono fondamentali per la sua produzione, allestita sino al 29 aprile in «Omaggio a Minguzzi» presso la Fondazione Del Monte 1473. Sono esposte 60 opere tra bronzi (nella foto, «Donna che salta la corda», 1954), legni, disegni, acquerelli, modellini in cera e gesso, in una selezione effettuata dalla curatrice Michela Scolaro: sessant’anni di una carriera caratterizzata dalla coerenza con un realismo esistenziale prossimo all’Espressionismo e da molte commissioni pubbliche prestigiose, come la porta del Duomo di Milano nel 1965, e quella per la basilica di San Pietro in Vaticano, 1970. Il percorso inizia dai bronzi «Eva» e «Acrobata» del 1937 e arriva sino alle grandiose «Parche» in legno dipinto del 1982 e alla produzione degli ultimi anni.

S.L., da Il Giornale dell'Arte numero 318, marzo 2012


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