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Vernissage

Parigi

In arabo ci si capisce meglio

A 25 anni dalla nascita, l’Institut du Monde Arabe riallestisce il museo ed elimina un malinteso: «arabico» non è sinonimo di «islamico», ma sta a indicare una multiforme comunità religiosa e culturale

Parigi. In occasione del suo venticinquesimo compleanno, l’Institut du Monde Arabe rinnova il suo museo ospitato in quattro piani, dal settimo al quarto, dell’edificio sulla riva della Senna progettato da Jean Nouvel. Marie Foissy, la conservatrice del museo che ha supervisionato il progetto, spiega che esso si fonda sulle «espressioni culturali delle società del mondo arabo», distinguendo così la sua linea rispetto al concorrente dipartimento di arte islamica del Louvre, la cui apertura è prevista per la prossima estate. «Vogliamo che la gente pensi in termini di identità araba, non islamica, con un focus sui differenti gruppi che compongono il mondo arabo, dichiara la Foissy. Dopotutto, in quei territori vivono anche popolazioni ebraiche e cristiane».
Il progetto, costato 5 milioni di euro, è stato finanziato dagli stati del Golfo: il governo del Kuwait ha contribuito per 2 milioni, mentre l’Arabia Saudita per 500mila euro. La Fondazione Lagardère, istituita dall’omonimo gruppo editoriale francese, ha elargito un milione di euro. Il nuovo allestimento, con una scenografia di Roberto Ostinelli e vetrine Goppion, rinnova contenuti e concezione: il museo preesistente, aperto nel 1987, era dedicato esclusivamente all’arte islamica; il nuovo si concentra sull’area geografica rappresentata dai ventidue Paesi arabi cofondatori dell’Ima, proponendo un excursus tra le diverse civiltà che hanno caratterizzato questo vasto territorio. Si spazia dunque dai primi insediamenti nel primo millennio a.C. fino a oggi, passando per l’Arabia Felix, le caravane, l’espansione dell’Islam e sottolineando le differenze etnolinguistiche (l’amazigh berbero, il curdo, l’aramaico) e confessionali (cristiani, ebrei, musulmani) che hanno contribuito a costruire un patrimonio culturale unificato dalla lingua comune, l’arabo appunto. In uno spazio di 2.400 mq, suddiviso in cinque sezioni tematiche («Arabie», culla di un patrimonio comune; «Il Sacro e la figura del divino»; «Città»; «L’espressione della bellezza»; «La vita quotidiana») che hanno come filo conduttore le dimensioni culturale, religiosa, sociale e antropologica della regione, sono esposti più di mille oggetti, dal 3.000 a.C. ai giorni nostri, provenienti, tramite depositi a lungo termine, dai musei di Damasco, Aleppo, Lattakia, Amman, Tunisi, Manama e da istituzioni francesi come il Louvre (una piastrella del XIX secolo recante un’iscrizione in ebraico), il Musée du quai Branly, la Bibliothèque Nationale de France, l’Institut de Recherches et d’Etudes sur le Monde Arabe et Musulman, dalle chiese di Libano e Siria e da collezioni private.
© Riproduzione riservata

Gareth Harris e Anna Maria Merlo, da Il Giornale dell'Arte numero 318, marzo 2012


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