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Il Giornale delle Mostre

New York

La biennale è correttamente politica

La Whitney Biennial schiera 51 artisti «impegnati» e un più fantasioso guest-curator, il regista Werner Herzog

New York. Oggi il numero di biennali, triennali e quadriennali che vogliono fare il punto sull’arte contemporanea sembra infinito, ma negli Stati Uniti nessuna ha la forza istituzionale e il potere della  Whitney Biennial, tradizionalmente incentrata sull’arte americana,  giunta alla sua 76ma edizione e aperta dal primo marzo al 27 maggio. «O la si ama o la si odia», afferma Elisabeth Sussman, curatrice dell’edizione 2012 con Jay Sanders, curatore freelance, scrittore ed ex direttore della galleria Greene Naftali a New York.
La mostra comprende 51 artisti e, nonostante l’assenza di un tema dichiarato, le opere d’arte in mostra catturano i trend emergenti. «Abbiamo ripetutamente constatato che gli artisti più interessanti sviluppano con fiducia e in profondità i loro soggetti, senza pensare che si arricchiranno, a differenza di quelli che si vedevano da queste parti due o tre anni fa», afferma la Sanders. I curatori sostengono che durante il loro anno di ricerche, si sono interessati ad artisti di qualsiasi età, famosi o meno, a patto che fossero «culturalmente rilevanti per l’America», come Andrea Fraser, Nicole Eisenman e lo scomparso Mike Kelley, per la loro influenza trasversale attraverso le generazioni e la loro produzione attuale. Una superstar come Robert Gober espone le opere del pittore americano Forrest Bess (1911-77), mentre il regista Werner Herzog, nel ruolo di artista-curatore, espone opere di Hercules Seghers, straordinario incisore e pittore olandese del XVII secolo, amatissimo dal regista tedesco, che si ispirò a lui per i paesaggi del film «Fata Morgana». «Lo stile documentario di Herzog e la sua profonda analisi della psicologia culturale sono importanti per l’approccio dei giovani artisti nei confronti della storia e della costruzione della narrativa», afferma Sanders. In mostra, molte opere dal contenuto politicamente impegnato, in particolare quelle di K8 Hardy, cofondatore del collettivo W.A.G.E. (Working Artists and the greater Economy). L’artista, che vive a New York, ha in programma la presentazione di una sfilata di moda il 20 maggio. La Sussman sa come provocare gli spettatori con opere politiche, cosa che già fece curando la Whitney Biennial nel 1993. «Prima del 1993 molti pensavano che l’arte fosse più questione di approccio formale e che il contenuto dovesse restare in secondo piano». Tutte le attività legate alla Biennale si svolgono nel Breuer Building in Madison Avenue, sede storica del Museo (nel 2015 dovrebbero terminare i lavori per il nuovo edificio al
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Erica Cooke, da Il Giornale dell'Arte numero 318, marzo 2012


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