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Restauro

Gioconda, originale e copia realizzate in parallelo

Una versione dipinta dalla bottega di Leonardo di pari passo con quella oggi al Louvre è stata identificata nel Museo del Prado a Madrid. Una scoperta sensazionale, che potrebbe cambiare la nostra visione del quadro più famoso del mondo

La copia madrilena della «Gioconda» prima del restauro

Madrid. Celata da una ridipintura nera, i conservatori del Museo del Prado hanno fatto una scoperta sorprendente. Non era un semplice copia, come si era sempre ritenuto, la tavola raffigurante la «Gioconda» conservata nel museo, ma un’opera dipinta da uno degli allievi prediletti di Leonardo sotto la sua diretta supervisione.

Il dipinto è dunque ben più di una copia di bottega, progrediva e mutava di pari passo con la composizione originale dipinta da Leonardo. Rimosse le ultime tracce di ridipintura, sono tornati in luce i fini dettagli del delicato paesaggio toscano, che riecheggia lo sfondo del capolavoro del maestro. Il volto della donna è stato ripulito della vernice ossidata che lo offuscava e gli occhi seducenti e l’enigmatico sorriso della «Gioconda» si sono rivelati in tutta la loro vividezza.
Nell’originale del Louvre, del quale non è prevista una pulitura nel prossimo futuro, il volto di Monna Lisa è oscurato da una vecchia vernice screpolata che contribuisce a darle l’aspetto di una donna di mezza età. Nella copia del Prado ne vediamo invece le sembianze che doveva avere all’epoca, quelle di una radiosa giovane donna di una ventina d’anni (comunemente identificata con Lisa Gherardini, sposa del mercante di stoffe fiorentino Francesco del Giocondo).
Leonardo da Vinci, e la «Gioconda» in particolare, ha la capacità di far scatenare infinite teorie sensazionaliste. La scoperta della copia coeva al capolavoro vinciano, però, è stata accettata dalle due principali autorità coinvolte, il Prado e il Louvre.

La scoperta della verità
Fino a pochi mesi fa i curatori del Prado non sospettavano minimamente l’importanza della copia della «Gioconda» in loro possesso. Non si contano infatti le repliche esistenti del capolavoro eseguite nel Cinque e Seicento. Per alcuni specialisti la versione di Madrid era stata dipinta non molto tempo dopo l’originale, ma la mancanza del paesaggio sullo sfondo fece sì che l’opera non suscitasse grande interesse (i cataloghi delle collezioni del Prado non le dedicano molto spazio). Il ritratto è dipinto con finezza, ma lo sfondo nerastro e smorto ha avuto un effetto deprimente sull’impatto visivo dell'immagine della giovane donna.
Fino a poco tempo fa si riteneva che il dipinto del Prado fosse stato eseguito su una tavola di quercia (usata di rado nell’Italia del tempo) e che pertanto si trattasse dell’opera di un artista dell’Europa del Nord. Per José Ruiz Manero, autore di uno studio sulle opere italiane nelle collezioni spagnole, il quadro era fiammingo.
L’anno scorso l’opera è stata sottoposta a indagini approfondite: è emerso, in primo luogo, che la tavola era in legno di noce, di uso comune in Italia (così come il pioppo, impiegato per l’originale della Gioconda).  Le dimensioni dell'opera poi si avvicinano molto a quelle dell'originale:  il dipinto del Louvre misura 77x53 cm, la copia del Prado 76x57cm.
In un intervento presentato due settimane fa nella conferenza tecnica organizzata alla National Gallery di Londra, in concomitanza con la mostra «Leonardo da Vinci: Pittore alla Corte di Milano» (fino al 5 febbraio), i conservatori del museo madrileno hanno annunciato di aver scoperto che lo sfondo nero sulla tavola del Prado era stato aggiunto in un secondo momento. I mezzi di comunicazione non hanno dato notizia di questa conferenza (da noi annunciata; per un resoconto si veda il numero di febbraio, ora in edicola), durante la quale è stata mostrata una fotografia sensazionale: vi si vede l’opera così come appare dopo la rimozione del 90% della ridipintura nera, di cui rimane appena un tassello nella parte superiore destra della tavola.
Visivamente, la riscoperta del paesaggio cambia del tutto la nostra percezione del dipinto, lo riporta in vita, lo anima. Ma c’era una sorpresa ancora più grande: le immagini della riflettografia a infrarossi eseguita sulla copia del Prado sono state messe a confronto con quelle ottenute nel 2004 esaminando l’originale del Louvre. Questa metodologia d’indagine consente ai ricercatori di sbirciare sotto la superficie del dipinto e di vedere disegni soggiacenti e variazioni in corso d’opera. Nella copia di Madrid, il disegno soggiacente era simile a quello della «Gioconda» prima che questa venisse ultimata, circostanza che induce a ritenere che originale e copia siano stati iniziati nello stesso momento e che siano stati dipinti di pari passo, uno accanto all’altro, con un’evoluzione comune.

Chi l’ha dipinta?
È possibile che l’assistente di Leonardo abbia conosciuto Lisa e che possa addirittura essere stato presente durante le sedute per il ritratto. Non ci sono rimasti disegni, ma è probabile che Leonardo avesse cominciato l’opera partendo da bozzetti, schizzi del volto e della posa della giovane donna. Forse Lisa si recò nella bottega dell’artista per gli ultimi tocchi al viso del suo ritratto. La specialista del Prado Ana González Mozo parla della copia di Madrid come di un’opera «di alta qualità» e nella relazione presentata nella conferenza londinese ha fornito le prove che il dipinto era stato eseguito nella bottega di Leonardo. La data precisa dell’originale è dibattuta: il Louvre la colloca tra il 1503 e il 1506. Bruno Mottin, conservatore capo del Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France, ritiene probabile che l’autore della copia del Prado sia uno dei due allievi prediletti di Leonardo. Per
 Mottin potrebbe trattarsi di Salaì (Gian Giacomo Caprotti) giunto nella bottega di Leonardo nel 1490, o di Francesco Melzi, che cominciò a frequentarla verso il 1506. Se la copia del Prado dovesse essere attribuita a Melzi, la data della «Gioconda» originale dovrebbe essere spostata in avanti.

Che cosa ci dice la copia
La copia madrilena della «Gioconda» è importante per quel che ci dice sulle pratiche in uso nella bottega di Leonardo. Produrre una seconda versione di un’opera, di pari passo con l’originale, è intrigante; avvalora la teoria avanzata da Martin Kemp che Leonardo possa essere stato coinvolto in entrambe le versioni della «Madonna dei Fusi», 1501-07, una di proprietà del duca di Buccleuch e l’altra di un collezionista newyorkese (già nella collezione Lansdowne).
Ma a rendere ancora più entusiasmante la copia del Prado è quel che ci svela dell’originale di Leonardo. Nella copia di Madrid alcune parti si sono conservate meglio che nella tavola del Louvre. Dalla copia emergono molti più dettagli della seggiola, della gala che orna la scollatura del vestito di Lisa e del velo semitrasparente che le copre spalla e braccio sinistro. Secondo il curatore del Prado Miguel Falomir la copia potrebbe essere identificata come un ritratto elencato nel 1666 nell’inventario dell’Alcázar di Madrid; non è chiaro, tuttavia, quando l’opera sia entrata a far parte delle collezioni reali spagnole.

Ritorno alla luce
Falomir sospetta che la ridipintura nera risalga probabilmente alla metà del Settecento. I motivi di questo intervento rimangono ignoti, dal momento che il paesaggio sullo sfondo è rimasto in buone condizioni e che il dipinto originale di Leonardo già a quell’epoca era tenuto in alta considerazione. Forse la ridipintura era funzionale all’esposizione della copia in un interno in cui prevalevano i ritratti su fondo scuro. Negli ultimi mesi lo strato nero è stato meticolosamente asportato nel laboratorio di restauro del museo madrileno; anche la vernice aggiunta posteriormente in altre parti dell’opera, in particolare sul viso, è stata eliminata.
Dopo la presentazione al Prado, la copia andrà al Louvre, in prestito per la mostra «L’ultimo capolavoro di Leonardo: La Sant’Anna» (dal 29 marzo al 25 giugno). La si potrà vedere nella stessa galleria in cui si conserva l’originale, dando così per la prima volta agli specialisti e ai visitatori la possibilità di confrontare le due opere. Dopo 500 anni, le due versioni della «Gioconda» torneranno di nuovo insieme..

Martin Bailey, edizione online, 1 febbraio 2012


  • Un particolare della copia della Gioconda conservata al Prado. Foto © Museo NAcional del Prado

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