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Mostre

Premiata ditta Brueghel & Co.

Pieter Brueghel il Giovane, Trappola per uccelli, 1605 Olio su tavola, 50,5 x 61 cm Genève, Collection Torsten Kreuger

Roma. «Brueghel. Meraviglie dell’arte fiamminga» è la mostra allestita al Chiostro del Bramante dal 18 dicembre al 2 giugno 2013 e in precedenza aperta nella Villa Olmo di Como, che s’intende poi portare in sedi all’estero.
I curatori, Sergio Gaddi e Doron J. Lurie, conservatore dei Dipinti antichi al Tel Aviv Museum of Art, hanno ottenuto in prestito un centinaio di opere, tra cui decine di disegni, disseminati tra musei e numerose collezioni private nel mondo, per cui sono proposti numerosi inediti. S’inizia con qualche olio e diversi disegni del capostipite Pieter Brueghel il Vecchio (1525/1530-1569). Determinante per la sua formazione è il rapporto con l’incisore ed editore di stampe Kock-Wellens ad Anversa, che lo invita a copiare opere di Hieronymus Bosch, del quale è in mostra «I sette peccati capitali». Tra i due artisti rimarrà tuttavia una differenza sostanziale: ciò che nel suo «maestro spirituale» è espressione sconvolta della crisi epocale di cui è testimone, in Pieter Brueghel diventa un orrore calato nella realtà ordinaria, in un rapporto abilmente calibrato tra uomo e natura, fino alla conquista di un linguaggio espressivo moderno, che lo renderà noto a una committenza internazionale. Dopo la sua scomparsa, i registri del comico e del grottesco fissati nel suo lavoro assumono una valenza educativa, raccolta dai figli Pieter il Giovane (1564-1638) e Jan il Vecchio (1568-1625). Il primo, che è quello documentato con più opere in mostra (nella foto, «Le sette opere di misericordia», 1616-18 ca), è colui che accoglie l’eredità paterna, come dimostra la tavola in mostra «Trappola per uccelli» (1605), un’opera già realizzata dal padre, che aveva impostato l’audace visione dall’alto e reso l’impressione che la cittadina innevata e i pattinatori sul fiume ghiacciato proseguano fuori dalla cornice, come un frammento di realtà colto da un obiettivo fotografico. Il fratello, Jan il Vecchio, rinnova il «marchio» di famiglia, diventando il riferimento per tutti gli artisti «bruegheliani» successivi. La genealogia prosegue, ramificandosi, in una complicata rete di relazioni ricostruite nella mostra.

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F.R.M. , da Il Giornale dell'Arte numero 326, dicembre 2012


  • Pieter Brueghel il Giovane, Le sette opere di misericordia, 1616-1618 ca. Olio su tavola, 44 x 57,5 cm Collezione privata

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