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Guttuso, noto come una rockstar, prolifico come Picasso

La prima grande retrospettiva del pittore siciliano a Roma, sua città adottiva

Da sinistra, Renato Guttuso e l’erede, il figlio adottivo Fabio Carapezza, nel 1985 nello studio di Velate

Dall’11 ottobre al 10 febbraio il Vittoriano celebra il centenario della nascita di Renato Guttuso con un’antologica, la prima nella sua città d’adozione, curata da Fabio Carapezza Guttuso, figlio adottivo del pittore siciliano scomparso nel 1987 e presidente degli Archivi Guttuso, ed Enrico Crispolti, che con gli Archivi ha pubblicato i quattro volumi del Catalogo generale dei dipinti dell’artista.

Cento quadri ripercorrono l’intera vicenda di Guttuso, con prestiti da importanti musei stranieri come il Thyssen-Bornemisza di Madrid, la Estorick Collection e la Tate di Londra, il Centre National des arts plastiques di Parigi, oltre che dalla Galleria Nazionale d’arte moderna di Roma e dal Museo Guttuso di Bagheria, che alla morte ricevettero importanti donazioni.

I pezzi più importanti ci sono quasi tutti: le nature morte degli anni Quaranta, la «Fuga dall’Etna» (1939) e la «Crocifissione» che scatenò polemiche al Premio Bergamo del 1941, la «Zolfara» e «La spiaggia» esposta alla Biennale di Venezia del 1956, «I funerali di Togliatti» del 1972, «Il Caffè Greco» e la celebre «Vucciria» da Palazzo Steri a Palermo (catalogo Skira). Abbiamo incontrato Fabio Carapezza Guttuso.

Fabio Carapezza, le vicende legate all’eredità, per anni sulle prime pagine dei giornali, si sono definivamente concluse?
Completamente e da tempo. Sono battaglie connaturate alla notorietà del personaggio: lo stesso accadde con Picasso o Dalí. Secondo me è anche un modo in cui la società si rammarica per un personaggio che scompare, e lui era un pittore con la notorietà di una rockstar. Ovviamente questo ha un prezzo, ma oggi è tutto passato, come pure i problemi legati ai diritti d’autore.

Quali sono oggi le quotazioni di Guttuso, qual è la sua fortuna in Italia e all’estero?
Stiamo parlando di un pittore con una fecondità picassiana. Considerando la tendenza generale non favorevole né alla pittura né al figurativo mi pare che lui si difenda benissimo. Un «Interno con damigiane» è stato battuto da Christie’s a Londra per circa 180-200mila euro e da Farsetti una «Natura morta» ha raggiunto, con i diritti, 250mila euro. Questo non vale per tutte le opere, è evidente.

Anche all’estero?
Ci sono Paesi in cui lui è più apprezzato, con cui ci sono più rapporti. La Germania, per esempio, dove Guttuso ha una presenza di tutto rispetto nei musei e nessi forti con la pittura locale. Lo stesso vale per l’Inghilterra: in mostra c’è la «Discussione», acquistata a suo tempo dalla Tate Gallery.

C’è un problema di falsi?
È una delle cose a cui teniamo di più e che ci hanno fatto essere, in quanto Archivi, non simpaticissimi. Siamo uno dei pochi assolutamente trasparenti, lavoriamo a stretto contatto con i Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio culturale. Gli Archivi funzionano bene, con tempi accettabili, siamo a disposizione di tutti, mercanti, case d’aste, singoli cittadini. Guttuso è stato falsificato fin dagli anni Quaranta, ma non è solo un problema economico, noi non facciamo mercato: è qualcosa che attenta alla sua identità, alla sua integrità di pittore.

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 324, ottobre 2012


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