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Settis: perché gli italiani sono diventati nemici dell’arte

La lunga storia delle leggi di tutela, nate nella Penisola ancor prima dell’Unità. Oggi non bastano più per arginare il disastro

Salvatore Settis, professore emerito di Storia dell’Arte e di Archeologia Classica alla Scuola Normale Superiore di Pisa

Malgrado si sia data le leggi migliori del mondo, oggi l’Italia maltratta l’arte: è stranamente diventata un Paese ignorante e regredito dove prevalgono l’incultura e l’indifferenza verso la devastazione del paesaggio e dell’ambiente. È dunque necessario che sia il mondo a difendere il patrimonio artistico e naturale dell’Italia?

In Europa e nel mondo si moltiplica oggi il dibattito sul ruolo che deve giocare il patrimonio culturale nella società del futuro. La questione del patrimonio è particolarmente presente nell’agenda culturale e politica in Italia in ragione della cieca politica di drastici tagli al budget per la cultura, della privatizzazione del patrimonio culturale e dell’alleggerimento degli enti pubblici di tutela che caratterizza l’attuale Governo. Io credo comunque che l’osservatorio italiano su questo tema abbia una grande importanza, anche fuori dall’Italia, in ragione della convergenza di tre caratteristiche storiche: l’altissima densità del patrimonio in situ in Italia, il suo ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Salvatore Settis, da Il Giornale dell'Arte numero 324, ottobre 2012

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