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Mostre

Sguardi puntati su Vicenza

Andrew Wyeth, «Christina Olson», 1947 tempera su tavola, cm 83,8 x 63,5. Minneapolis, MN Curtis Galleries © Andrew Wyeth

Vicenza. Fermento mediatico e attesa. È una concatenazione di eventi inaugurali a segnare questa prima settimana d'ottobre vicentina e Marco Goldin, abile stratega, s'impone ancora una volta sulla scena come attore protagonista della stagione espositiva autunnale. La sua ultima mostra «Raffaello verso Picasso. Storie di sguardi, volti e figure» (Basilica Palladiana, 6 ottobre - 20 gennaio, anteprima al pubblico venerdì 5 ottobre dalle ore 21,00 alle ore 1,00 previo biglietto d'ingresso ridotto) inaugura difatti in concomitanza con la riapertura della Basilica dopo 6 anni di restauro conservativo e 22 milioni d'investimento finanziati da Fondazione Cariverona. Ma a precedere l'evento goldiniano sono altri due appuntamenti a fare da grande attrattore: l'esposizione «Cinque secoli di volti» (Pinacoteca Civica di Palazzo Chiericati, 3 ottobre - 20 gennaio, a cura di Maria Elisa Avagnina) e il Palladio Museum, altra grande novità, visitabile negli spazi di Palazzo Barbaran da Porto, sede del Cisa (il Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio).
A Palazzo Chiericati, 120 opere appartenenti alla pinacoteca e ridistribuite nell’ala monumentale fresca di restauro (14 stanze tra pianoterra e i sotterranei per la prima volta accessibili), restituiscono il volto d’una società, in particolar modo quella vicentina, dal Cinquecento al XX secolo. Partendo dalle vedute d’una Vicenza del primo Rinascimento presenti nei due quadri a carattere sacro di Marcello Fogolino, l’iter si snoda tra cammei, busti scultorei, gruppi famigliari, autoritratti. Le famiglie notabili dei Valmarana, Gualdo, Porto, Campiglia nelle tele cinquecentesche di Girolamo Forni, Giovanni Antonio Fasolo, Alessandro Maganza; figure d’armigeri; i busti di Alessandro Vittoria per Vincenzo Pellegrini (1566 ca) e Bonifacio Poiana (1560-70); Isabella di Savoia d’Este e Francesco Gonzaga ritratti nel primo decennio del Seicento da Frans Pourbus il Giovane; l’autoritratto di Louis Dorigny (primi XVIII) e l’ottocento risorgimentale e borghese del ritrattista vicentino Giovanni Busato. Una successione diacronica di volti e costumi, dalle gorgiere ai colletti, sino al Novecento, in cui per scelta allestitiva non compaiono didascalie: al visitatore verrà offerto un catalogo che potrà portare con sé a percorso concluso.
Nelle ultime tre sale: un omaggio al vicentino Neri Pozza, scrittore, incisore, scultore. Nell’anno in cui si celebra il centenario della nascita la Pinacoteca, che ne conserva le opere e l’intera raccolta d’arte, vi dedica una sezione con sculture in bronzo e terracotta ritraenti il mondo degli affetti familiari e amicali accanto a numerose vedute di Vicenza.

Per una «storia dello sguardo»
In Basilica Palladiana il sindaco Achille Variati e Marco Goldin hanno fatto gli onori di casa a 200 giornalisti convenuti per la preview riservata alla stampa. Ad accogliere il visitatore è un prologo goldiniano su ampio pannello «in forma (quasi) privata di confessione», come recita il titolo. «Forse sbaglio ma ho sempre pensato a una mostra così. Che sia parte dell’essere, che indaghi sul nostro passato e sul nostro futuro, che sia sovrapposizione d’immagini e di tempo che continui all’infinito, (…). Una mostra che sia punto di partenza, senso del destino, poesia, racconto, colore, musica profumo. (…). A una mostra affido non un messaggio ma una suggestione».
Un monito interpretativo per chiarire il nesso della scelta curatoriale: l’unico modo per approcciarvisi è quello di sposare il personalissimo sentire del suo ideatore. Diversamente qualcosa ci potrebbe anche sfuggire.
E così mentre il sindaco parla di una mostra «democratica», Goldin si definisce «non amato dall’accademia italiana», perché non crede in una «fruizione elitaria» dell’arte e si fa promotore d’una proposta alla portata di tutti. «Perché dall’emozione provata davanti a un’opera d’arte può nascere il desiderio di conoscenza mentre non sempre dall’eccessiva conoscenza può nascere un’emozione».
E poiché la mostra «Raffaello verso Picasso» non è una storia del ritratto bensì una «storia dello sguardo», poiché non c’è un nesso cronologico, stilistico, tipologico non resta che proseguire per suggestioni (poetiche) goldiniane nella speranza che coincidano con quelle del visitatore.
Si parte con lo sguardo di Cristo «perché è quello più rappresentato nella storia dell’arte» e, nella prima delle quattro sezioni dedicata al Sentimento religioso, la piccola tavola di Beato Angelico del Detroit Institute of Arts (1425-30) introduce la serie di Madonne con il bambino quattro-cinque e seicentesche di Giovanni Bellini (1509, Detroit Institute of Arts), Mantegna («Sacra famiglia», 1495-1505, Verona, Museo di Castelvecchio; «Vergine e il Bambino, San Girolamo e San Ludovico di Tolosa», 1455, Parigi, Insitut de France), Crivelli (1470, Verona, Museo di Castelvecchio), Cima da Conegliano, Lippi e Guercino, seguita da crocifissioni (Antonello da Messina, Paolo Veronese, Giovanni Bellini), incoronazioni di spine (Michelangelo Merisi da Caravaggio), flagellazioni, deposizioni dalla croce mentre, in una teca a parte, spicca l’accostamento tra il «Cristo portacroce» di Giovanni Bellini (1510-12 ca, Rovigo, Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi) e il «Cristo risorto» del Botticelli (1480, Detroit Institute of Arts).
Nel segno «della grazia ed estasi», si susseguono poi l’«Estasi di san Francesco» (Giovanni Battista Piazzetta, 1729, Vicenza, Pinacoteca di Palazzo Chiericati) il «San Girolamo penitente» di El Greco (1595, Edimburgo, Scottish National Gallery) e quello di Jacopo Bellini (1460-65, Verona, Museo di Castelvecchio), il «Monaco in preghiera» di Manet (1865, Boston Museum of Fine Arts) che lasciano in seguito spazio alla seconda sezione: La nobiltà del ritratto.
Da questo punto in poi Goldin struttura un personale catalogo di singoli exempla in cui ricerca ed evidenzia dapprima l’introspezione nella ritrattistica ufficiale nobiliare e borghese, europea e d’oltreoceano (dal «Ritratto del Doge Marcantonio Trevisani» di Tiziano, 1553 ca, Budapest, Szépmuvészeti Muzeum a quello di «Mrs Fiske Warren con la figlia Rachel» di John Singer Sargent, 1903, Boston Museum of Fine Arts, passando attraverso Velázquez, Rubens, Rembrandt, Van Dyck) per poi dedicarsi, nella terza sezione, al Ritratto quotidiano. Qui si riparte dal Quattrocento, dalla fissità dei personaggi a tre quarti di Memling, Van Eyck, Giorgione, Raffaello, Dürer, Moroni e si arriva a includere il rapporto tra figura e paesaggio in Millet («Pastorella», 1870-73), Courbet («Battuta di caccia», 1856), Homer («Bambini su prato», 1874, Boston Museum of Fine Arts, come i due precedenti) in una selezione che nell’esterofilo panorama dei prestiti (soprattutto statunitense), funziona innegabilmente da grandi attrattore come la «Danza a Bougival» di Renoir (1883, Boston Museum of Fine Arts), icona rappresentativa dell’intera esposizione.
Infine con Il Novecento. Lo sguardo inquieto, Goldin riassume la rivoluzione della tecnica espressiva attraverso il «rovesciamento della forma» e la sua dissoluzione nel cubismo senza escludere “inquietudini esistenziali e resistenze dei sogni e della memoria”.
Dopo Munch, Cézanne, Gauguin, Van Gogh, Derain, Bonnard, nell’ultima sala coesistono «Il cappello Bernese» (1939, Hartford, Wadsworth Atheneum Museum of Art) e «I giocatori di carte» (1966-73, Rotterdam Museum Boijmans Van Beuningen) di Balthus, «L’italiana» di Picasso, (1917, Zurigo, Stiftung Sammlung E.G. Bührle), Lucian Freud, Francis Bacon, Andrew Wyeth e Antonio López García, unico artista vivente.
85 opere in tutto. 4 milioni di euro finanziati dai main sponsors Unicredit e Gruppo Euromobil.
La Basilica palladina (il cui restauro ha riaperto l’accesso alla spettacolare terrazza panoramica sulla sommità) e Vicenza tutta intanto si preparano. Che la festa abbia inizio.


Veronica Rodenigo, edizione online, 10 ottobre 2012


  • Una delle sale dedicate a Neri Pozza nella mostra di Palazzo Chiericati
  • «Mrs Fiske Warren con la figlia Rachel» di John Singer Sargent, 1903, Boston Museum of Fine Arts
  • Achille Variati e Marco Goldin all'inaugurazione della Basilica palladiana
  • «San Girolamo penitente» di El Greco, 1595, Edimburgo, Scottish National Gallery

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