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Pubblicità e finti restauri

Scaduti i contratti affidati alla Impredcost, garantita dal Mibac, la società si è ribattezzata Grandi Progetti. Occorre chiarezza

La chiesa di San Ferdinando a Napoli con i ponteggi, smontati il 21 dicembre 2011

Napoli. Ha incassato circa 3 milioni di pubblicità in cambio di lavori mai eseguiti. Un risultato davvero brillante per la ditta Grandi Progetti che avrebbe dovuto restaurare la chiesa di Santa Maria di Portosalvo, in via Marina, nel cuore di Napoli. Dal 6 aprile 2009 la Grandi Progetti aveva infatti un contratto con Comune, Curia e Soprintendenza napoletani, per il restauro gratuito delle superfici esterne della chiesa, prezioso edificio del 1554: in cambio aveva il diritto di trasformare i ponteggi del cantiere in giganteschi pannelli pubblicitari. Sistemata la pubblicità, i lavori si sono arenati. Il 1° dicembre scorso, dopo due anni e mezzo, il contratto è scaduto, ma poco è stato fatto. La pubblicità invece copre sempre i ponteggi e la Grandi Progetti li affitta (secondo il tariffario comunale) a 100mila euro al mese: in totale quasi 3 milioni. Numerose le denunce e gli esposti, prime fra tutte quelle del Comitato Civico di Santa Maria di Portosalvo e del suo presidente Antonio Pariante, che si batte da due anni per far annullare il contratto. Anche perché la chiesa è deturpata e nascosta dalle impalcature mentre i giardinetti accanto restano abbandonati al degrado.
Identica la situazione di un’altra chiesa famosa, quella di San Ferdinando in piazza Trieste e Trento, in pieno centro, accanto a Palazzo Reale sede della Soprintendenza. Anche quella chiesa è rimasta nascosta dalla pubblicità: la Grandi Progetti ha incassato (circa 1 milione di euro all’anno), ma non restaurato. Una situazione oscura e imbarazzante. A fine novembre il soprintendente ai Beni architettonici Stefano Gizzi ha finalmente spedito lettere di diffida: il contratto è scaduto, il restauro delle chiese lontano dalla conclusione, impalcature e pubblicità vanno rimosse subito perché ormai abusive. Il 21 dicembre la pubblicità è stata smontata dalla chiesa di San Ferdinando.
Allarme anche nel Comune di Napoli, ma qui il problema si complica perché quel contratto per le chiese stipulato con la Grandi Progetti prevede anche alcuni spazi pubblicitari gratuiti per il Comune ed è intrecciato a un altro, sempre del Comune, con la stessa ditta, che prevede l’installazione di 15 totem, grandi cubi pubblicitari che da mesi campeggiano in strade e piazze del centro di Napoli, dedicati al Forum Universale delle Culture (evento sul quale punta il Comune per il 2013; cfr. lo scorso numero, p. 16) e alle imprese che lo sponsorizzano. Per di più, la Grandi Progetti è esentata dal pagamento delle tasse comunali (occupazione di suolo pubblico e pubblicità) sia per i totem, sia per i ponteggi e i maxitabelloni sulle chiese. Su questi contratti il Comune ha aperto un’inchiesta interna mentre l’assessore al centro storico, Luigi De Falco, ha infine scoperto che la pubblicità sulle chiese ha ottenuto un parere favorevole dalla Soprintendenza ma non l’autorizzazione del Servizio pubblicità del Comune. Insomma, è da sempre abusiva. Resta da capire in che modo e con quali credenziali la Grandi Progetti riesca a procurarsi contratti tanto importanti e vantaggiosi che poi non rispetta.

Una lunga vicenda
Si scopre così che la Grandi Progetti non è altro che la vecchia Impredcost, già nota per un mega affare assai poco chiaro: il Progetto Monumenti Italia (cfr. n. 287, mag. ’09, p. 1 e n. 289, lug.-ago. ’09, p. 1). E infatti il contratto per i restauri delle chiese è stato firmato proprio dalla Impredcost nell’aprile del 2009, poco prima che cambiasse il suo nome in quello altisonante di Grandi Progetti. Anche i titolari sono gli stessi: Giuseppe e il figlio Gennaro D’Elia. Lo scandalo Impredcost era esploso proprio nella primavera del 2009: una piccolissima e sconosciuta impresa edile di Maddaloni (Caserta), senza avere né titoli né esperienza di restauro, dal 2007 e per tre anni, senza gare a evidenza pubblica, ha ottenuto contratti dai Comuni con l’avallo delle Soprintendenze per restaurare gratis oltre 60 importanti monumenti in 22 grandi città d’arte (Milano, Venezia, Torino, Bologna, Bari, Padova ecc). In cambio ha coperto i ponteggi di teloni pubblicitari incassando milioni di euro. Questo incredibile trattamento di favore era basato su una strana, assurda e illegittima «convenzione quadro» tra Impredcost e Mibac chiamata Progetto Monumenti Italia e firmata nel marzo del 2007 dall’allora direttore generale del Ministero, Bruno De Santis, con una procedura a dir poco anomala e senza passare attraverso i filtri e le approvazioni degli organi ministeriali. La convenzione e alcune astute forzature (la Impredcost usava perfino la carta intestata del Ministero per i Beni culturali) hanno convinto molti Comuni e Soprintendenze che la ditta fosse «partner» del Mibac e dei suoi Istituti di restauro. In pratica, invece, la ditta affidava il restauro a specialisti scelti sulla base della minima spesa puntando al massimo profitto pubblicitario. Le altre ditte di restauro e pubblicità non venivano neppure informate e quindi escluse dagli appalti in violazione di ogni norma. In poco tempo la Impredcost era così diventata illecitamente monopolista del settore. Il brutto pasticcio di quella convenzione, dopo denunce, esposti, interventi dei Tar e dell’Autorità per la Concorrenza, si è poi parzialmente risolto senza clamore con un tardivo intervento del Mibac che ha sconfessato la convenzione, ma senza annullarla, e grazie ad essa la Impredcost ha continuato a operare fino alla scadenza del 27 marzo 2010. Alcuni Comuni e Soprintendenze hanno così continuato a credere, in buona o mala fede, che la Impredcost agisse per conto del Ministero. Scaduta la convenzione, con molti milioni di euro all’attivo, la Impredcost ha preferito scomparire e cambiare nome. Nella primavera del 2009 è diventata Grandi Progetti, con ricca sede a Napoli. Non prima di aver ottenuto contratti a Gaeta, Napoli e Ischia, facendo ancora leva sull’effetto convenzione e sui lavori per il Progetto Monumenti Italia. Il Comune di Ischia è stato così colpito due volte dalla Impredcost (poi Grandi Progetti) con il solito collaudato meccanismo: un contratto per il restauro del monumento a Cristo Redentore sulla banchina del Porto proprio all’arrivo dei traghetti, in cambio di pubblicità sui ponteggi. All’inizio del 2011, dopo un anno di sfruttamento pubblicitario e lavori mai iniziati, il Comune ha rescisso il contratto e sporto denuncia. Ma a Ischia la Grandi Progetti ha anche un secondo contenzioso per i cartelloni del festival «Ischia Jazz» 2010. Erano previste perfino proiezioni pubblicitarie luminose sul Castello Aragonese, simbolo dell’isola. Il contratto locale con la società Ischia Risorsa Mare (del Comune) non è stato rispettato e la questione è passata alla magistratura.
Dopo questi «successi» ora la Grandi Progetti sembra pronta a cambiare di nuovo pelle, a scomparire per risorgere con un terzo nome. Insomma, la «convenzione quadro» con il Mibac, che ha falsato il mercato del restauro e della pubblicità negli ultimi anni, continua a produrre i suoi effetti nocivi. Sarebbe davvero opportuna un’indagine del Ministero, che finora si è limitato a interventi difensivi poco efficaci.
© Riproduzione riservata

Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 316, gennaio 2012


  • La chiesa di Santa Maria di Portosalvo a Napoli coperta dai ponteggi. È in restauro dal 2006

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