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Festa a Palazzo Barberini per Evelina Borea

Roma. Non sono certo l’unica ad essere cresciuta all’ombra del mito di Evelina Borea. Chiunque abbia qualche dimestichezza con la storia dell’arte si è trovato infatti a fare i conti con l’edizione critica delle Vite di Giovan Pietro Bellori da lei data alle stampe nel 1976 per i tipi di Einaudi, con la prefazione di Giovanni Previtali, e un paio di anni fa ristampata con postfazione di Tomaso Montanari. Un testo impeccabile. E, quando Andrea Emiliani, lo scorso 22 settembre l’ha definito: «Senza un errore», la piccola platea di amici, affezionati, ammiratori, personaggi del mondo accademico e illustri rappresentanti del Ministero per i Beni e le Attività culturali, riunita da Anna Lo Bianco, Caterina Bon Valsassina e Tomaso Montanari, a festeggiare il compleanno di Evelina a Palazzo Barberini, ha caldamente approvato. Perché è così. Nonostante gli anni e i possibili e doverosi aggiornamenti, quel testo funziona ancora in modo esemplare. Ma il lavoro su Bellori è solo una delle molte fatiche di Evelina ad averci entusiasmato. La monografia su Domenichino, longhiana fin nel midollo, eppure così personale nell’interpretazione dell’artista, il catalogo della mostra «Caravaggio e caravaggeschi nelle Gallerie di Firenze», redatto tutto in prima persona, asciutto, stringato, essenziale, eppure ricco, ricchissimo di stimoli e proposte, governato da una profonda comprensione dello svolgimento storico e stilistico della vicenda narrata, non possono non lasciare a bocca aperta chi ama la storia dell’arte in generale, e quella sua fecondissima stagione che sono stati i primi decenni del Seicento, in particolare. L’«Idea del Bello», poi, l’esposizione che nel 2000 ha segnato il congedo di Evelina Borea dai ranghi del Mibac: «resta nella memoria di molti come la più bella mostra che si sia vista a Roma e non solo negli ultimi anni, la più densa di idee e di proposte, capace di rendere in pieno e di celebrare degnamente lo spirito e la cultura di una Roma secentesca devota all’antico e magnificamente creativa», come ha giustamente evocato Fiorella Sricchia Santoro, amica sororale di Evelina e del marito Giovanni Previtali. E, a proposito di quell’evento, del tutto eccezionale per la singolare congiuntura di successo di critica e di pubblico, Franco Miracco, consigliere e portavoce del ministro Giancarlo Galan, ha avuto parole di grande ammirazione e al contempo di rammarico per l’attuale situazione delle mostre in Italia, segnata da un’indiscriminata proliferazione, sovente a scapito della qualità scientifica e a spese della stessa libertà dei funzionari del Mibac. Il che, detto da lui, lascia ben sperare...
Ha infatti dell’incredibile che tutta la straordinaria produzione scientifica di Evelina Borea sia cresciuta sotto il segno di una decennale attività all’interno dell’Istituzione dei Beni culturali, prima nell’ambito della Soprintendenza fiorentina, poi, dalla fine degli anni Settanta, alla guida dell’Istituto Nazionale per la Grafica, dell’Istituto Centrale per il Restauro e della Soprintendenza romana. Anni in cui Evelina Borea divenne anche instancabile animatrice del «Bollettino d’arte», che sotto la sua direzione riprese vita e diede alla luce molteplici numeri monografici su cui si è misurata la storia dell’arte a Roma e in Italia (e ciascuno può testimoniare cosa sia fare i conti con il «Bollettino» degli anni Ottanta). Tutte tappe queste, che già di per sé andrebbero oltre i binari di una comune carriera, sennonché poco più di un anno fa, Evelina ha stupito anche gli amici più cari con l’uscita dei poderosi quattro volumi di cui è composto Lo specchio dell’arte italiana, magnus opus pubblicata dalla Scuola Normale Superiore di Pisa che narra la storia dell’arte in Italia dal punto di vista di quella che oggi definiremmo divulgazione, il cui strumento, fino alla nascita della fotografia, fu la traduzione a stampa. Il lavoro è già divenuto imprescindibile per lo studio dell’arte nel nostro Paese, in straordinaria sintonia tra l’altro con le giovani generazioni. Grazie dunque alla statura eccezionale di donna, di cittadina italiana, e di storica dell’arte non si può dar torto a Salvatore Settis: «Festeggiare il suo ottantesimo compleanno vuol dire indicare in Evelina Borea un esempio al quale dobbiamo guardare tutti con ammirazione e con gratitudine».

Maria Cristina Terzaghi, edizione online, 25 settembre 2011


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