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Mostre

Parigi

Un introspettivo non introverso

Edvard Munch restituito al suo secolo, cioè il Novecento: era sperimentale, cinefilo e praticava la fotografia


Edvard Munch, L'Oeil moderne di centrepompidou

Parigi. Edvard Munch (1863-1944) viene generalmente considerato un artista che si è dedicato all’esplorazione della propria interiorità e le cui opere di rado fanno riferimento a persone o eventi a lui non strettamente legati. La mostra in programma al Centre Pompidou dal 21 settembre al 9 gennaio, intitolata «Edvard Munch: l’occhio moderno 1900-44», tenta invece di uscire da questo cliché. «Volevamo far affiorare un nuovo aspetto dell’artista norvegese, dice Clément Chéroux, curatore della mostra, che rivelasse un Munch esperto del mondo, proiettato verso la modernità e in costante dialogo con le tecnologie che andavano diffondendosi, soprattutto la fotografia e il cinema».
Chéroux e Angela Lampe, assistente curatrice, hanno trascorso gli ultimi tre anni a progettare questa mostra in stretta collaborazione con il Munch Museet di Oslo, proprietario di più della metà delle opere dell’artista. A Parigi sono infatti esposti 59 dipinti e 49 fotografie, oltre a quattro pellicole girate da Munch negli anni Trenta che sono state proiettate in rarissime occasioni. «A differenza di molte delle retrospettive più recenti, questa intende presentare Munch come un artista appartenente a pieno titolo al XX secolo», afferma Chéroux. Edvard infatti iniziò a dipingere negli anni ’80 dell’Ottocento ma tre quarti delle sue opere sono state prodotte tra il 1900 e il 1944, anno della sua morte (lo stesso in cui scomparvero Mondrian e Kandinskij). «Fu senza dubbio un artista moderno, perfettamente consapevole delle potenzialità espressive dei nuovi media», aggiunge Chéroux. Di opere celeberrime come «La bambina malata» (1885-1927) o «Pubertà» (1886-1916), entrambe in mostra, Munch eseguì più versioni, a dimostrazione della sua tendenza a ritornare insistentemente su alcuni temi. In mostra anche «Nudo che piange» (1907), una delle sue rare sculture. Le fotografie, appartenenti al vasto archivio del Munch Museet, rivelano invece una vera ossessione dell’artista per l’autoritratto, ed è interessante notare l’influenza che queste ebbero su alcune opere pittoriche. L’esposizione offre anche la possibilità di vedere alcuni disegni realizzati negli ultimi anni di vita, quando il pittore stava già combattendo contro una malattia a un occhio. «Per diversi mesi tentò di riprodurre su carta ciò che vedeva con l’occhio affetto dal disturbo, racconta Chéroux. Anche in questo dimostrò di avere una visione realmente moderna». L’ultima opera di Munch, l’autoritratto «Le due e un quarto di mattina» (1940-44), fa parte di questa serie.
La mostra si sposterà alla Schirn Kunsthalle di Francoforte nel febbraio 2012 e alla Tate Modern di Londra durante la  prossima estate.
© Riproduzione riservata

Toby Skeggs, da Il Giornale dell'Arte numero 312, settembre 2011


  • Un autoritratto fotografico «à la Marat» di Edvard Munch

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