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È relativamente facile invecchiare una scultura maya

© Pierre-Yves Dhinaut

Parigi. Continua la discussione sulla scultura maya venduta da Binoche e Giquello il 21 marzo a 2,9 milioni di euro (nella foto, cfr. n. 309, mag. ’11, p. 74). Il 29 aprile la casa d’aste parigina ha diffuso i risultati di alcune ricerche sul pezzo effettuate dal Msmap-Microanalyse, sciences des matériaux anciens et du patrimoine di Pessac (Gironde), dalle quali risulta che: - il materiale, la tecnica di produzione e le sostanze coloranti sono coerenti con la tradizione maya dello Yucatan settentrionale; - il degrado del colore è il risultato di un processo di «lunga durata». Sorprendentemente, in loro aiuto è intervenuto anche Claude-François Baudez, che è un po’ il decano dei mayanisti d’oltralpe, il quale, pur senza pronunciarsi apertamente, ha fatto capire di essere orientato verso l’autenticità del pezzo. Dal canto suo, l’Inah (Instituto Nacional de Antropología e Historia di Città del Messico) non ha commentato i risultati del laboratorio francese. Tuttavia nel maggio scorso un altissimo dirigente dell’istituzione messicana, parlando con chi scrive, ha aggiunto a quanto in precedenza dichiarato che il pezzo presenta un complesso di tratti stilistici di regioni diverse che lo rende decisamente improbabile. Il complesso di queste dichiarazioni, tuttavia, non cambia gli elementi messi in evidenza nel nostro articolo di maggio e, finché il nuovo proprietario non si deciderà a mettere il suo pezzo a disposizione di specialisti super partes, sarà difficile arrivare a una conclusione. In particolare, si può osservare che i risultati del Msmap, come sempre avviene con analisi materiche del genere, non spostano di una virgola la questione, dato che è relativamente facile creare pezzi nuovi con tecniche e materiali antichi, così come far invecchiare rapidamente una produzione recente. Per il momento si può solo aggiungere che queste polemiche sembrano aver colpito, in parte, la credibilità di Binoche e Giquello, dato che nella loro ultima asta, quella dell’8 giugno scorso, il 67% dei pezzi Mezcala, l’altro punto dolente dell’asta dello scandalo, è risultato invenduto e tutti gli altri, tranne uno, sono stati venduti al di sotto delle stime di base.

A.A., da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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