Il Giornale dell\ ilgiornaledellarte.comwww.allemandi.com

Mostre

Saint-Paul-de-Vence

La geometria romantica di Chillida

Una retrospettiva con 140 opere dello scultore basco a casa dei suoi primi mecenati, nella Fondation Maeght

Da sinistra, Josep Lluís Sert, Joan Gardy Artigas, Joan Miró e Eduardo Chillida alla Fondation Maeght nel 1964 Archives Fondation Maeght

Saint-Paul-de-Vence (Francia). Nel 1950 Eduardo Chillida era il più giovane della scuderia di Aimée Maeght, il gallerista che per primo sostenne l’artista basco (1924-2002) ai suoi esordi a Parigi: un «protegé» che, all’epoca, aveva alle spalle studi di architettura abbandonati e una promettente carriera calcistica come portiere della Real Sociedad di San Sebastián, prima che un infortunio la stroncasse, proprio nel momento in cui si concentravano su di lui le attenzioni del Real Madrid e del Barcellona. Da quel sodalizio di lunga data, rafforzato negli anni dall’intensa produzione di opere grafiche di Chillida per le edizioni Maeght, trae il suo fascino una mostra in corso sino al 13 novembre. Esposti 140 sculture, alcune delle quali monumentali, disegni, collages e incisioni, oltre a brani poetici di un artista che nelle sue appassionate letture spaziava da Teresa d’Avila a Octavio Paz, da Lao Tse a Baudelaire. La rassegna è curata da Ignacio Chillida, figlio dell’artista, e si sviluppa, come di consueto per gli allestimenti alla Fondation Maeght, all’interno e nel giardino, collocazione, quest’ultima, che esalta la volontà dell’autore di far dialogare volumi, spazio e natura, una relazione entro la quale si sviluppa tutta la ricerca di Chillida, all’insegna del connubio tra razionalità modernista e retaggio romantico, misticismo e materismo: Hölderlin e Novalis, del resto, erano tra i suoi autori prediletti. Se le sculture rivelano l’estrema versatilità di Chillida, capace di spaziare dal metallo alla terracotta (tecnica da lui appresa e perfezionata proprio nei laboratori annessi alla Fondation Maeght), dall’alabastro al legno, il prezioso nucleo grafico conferma la stretta connessione tra incisione e tridimensionalità. Qui le forme astratte, sempre desunte da elementi biomorfici (è memorabile una serie dedicata alle metamorfosi e alla sintesi di una mano) emergono tra una materica adozione dell’acquatinta e i rilievi impressi alla pasta morbida delle carte utilizzate. © Riproduzione riservata

da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


Ricerca


GDA ottobre 2019

Vernissage ottobre 2019

Il Giornale delle Mostre online ottobre 2019

Guida alla Biennale di Venezia maggio 2019

Vedere a ...
Vedere in Canton Ticino 2019

Vedere in Emilia Romagna 2019

Vedere a Firenze 2019

Vedere nelle Marche 2019

Vedere in Puglia e Basilicata 2019

Società Editrice Umberto Allemandi s.r.l.
Piazza Emanuele Filiberto, 13/15 10122 Torino
Tel 011.819.9111 - P.IVA 04272580012