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Palermo, presentato il Libro bianco sugli spazi negati alla città

La Torre del Tempo di Emilio Tadini (com'era) foto di Giuseppe Scuderi, courtesy Gianni Allegra


Palermo. Duecentomila metri quadri di spazi comunali a vocazione culturale, sono questi i numeri di un primo censimento sugli spazi pubblici negati,  (i dati sono raccolti in un opuscolo dal titolo Libro bianco sugli spazi negati alla città www.cantierizisa.it), questa è l'incredibile capacità di accoglienza di Palermo, una città che dall'arte e dalla cultura dovrebbe ripartire. E' quanto auspicano da troppi anni in tanti, semplici cittadini e operatori del settore; nell'ultimo mese, a ridosso di una campagna elettorale che si annuncia infuocata ( il secondo mandato del sindaco Diego Cammarata scade nel 2012), alcuni di loro hanno dato vita ad un movimento “I Cantieri che vogliamo”, mettendo insieme operatori culturali, ex amministratori (Fancesco Giambrone ex assessore alla cultura nella giunta Orlando), gente di cinema e di teatro (tra cui la regista palermitana Emma Dante), indirizzando una lettera aperta sottoscritta con mille firme al sindaco uscente, in cui si chiedeva conto dell'attività dell'Amministrazione negli ultimi otto anni, circa le politiche di utilizzo degli spazi comunali (lettera a cui da Palazzo delle Aquile non si è ritenuto di dovere rispondere). Il motivo del contendere da anni è sempre lo stesso, i Cantieri Culturali alla Zisa, un luogo emblematico, uno spazio di archeologia industriale con potenzialità enormi (55mila mq), di volta in volta esibito dalle Amministrazioni come simbolo di riscatto, e dai cittadini come emblema del degrado di una città. Insomma un insidioso problema, più che una risorsa su cui puntare, cui si è cercato di rispondere delegando ad altri. Il Goethe Institut e il Centro culturale francese, prima, dal 2008 il Centro sperimentale di cinematografia, e infine l'Accademia di Belle Arti, tutti alla ricerca di spazi e tutti accontentati, salvo poi rendersi conto che un progetto organico sui Cantieri in questi dieci anni non è mai veramente decollato. Kafkiana è la vicenda che riguarda il Museo d'arte contemporanea (lavori sulla struttura conclusi da due anni, nessun accenno a una ipotetica collezione) e il Cinema da 500 posti, finalmente pronti ma chiusi per problemi burocratici. Emblematica dell'incuria nei riguardi del patrimonio pubblico è la distruzione della “Torre del Tempo”, opera dello scultore Emilio Tadini, costata cinquanta milioni di vecchie lire e fatta miseramente crollare.

Giusi Diana, edizione online, 30 luglio 2011



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